IN ECCLESIASTICAM FUTURORUM

Istruzione della Sacra Congregazione per l'Educazione Cattolica
sulla formazione liturgica nei seminari

 

 

Indice

Introduzione

a) Preminenza della Liturgia nella formazione dei presbiteri
b) Opportunità di questo documento nella presente circostanza
c) Natura di questa Istruzione

Parte I
LA VITA LITURGICA NEL SEMINARIO

1. Principi generali per la promozione della vita liturgica

a) Particolare iniziazione alla vita liturgica durante il previo tirocinio spirituale
b) Principi pedagogici dell'iniziazione alla vita liturgica
c) La comunità del seminario riunita nella celebrazione liturgica
d) La celebrazione in atto
e) Preparazione degli alunni al futuro ufficio liturgico di pastore

2. Norme per i singoli atti liturgici

a) La Messa e il culto eucaristico
b) La Liturgia delle Ore
c) La domenica e l'anno liturgico
d) Il sacramento della Penitenza
e) La celebrazione delle sacre Ordinazioni e dei riti preparatori

Parte II
L'INSEGNAMENTO DELLA SACRA LITURGIA NEI SEMINARI

a) Principio generale
b) L'oggetto e il fine specifico dell'insegnamento della Liturgia
c) L 'ambito della scienza liturgica e il metodo di insegnamento
d) Doti del professore di Liturgia e relazione della Liturgia con le altre materie di insegnamento
e) La musica e l'arte sacra
f) L'iniziazione pastorale pratica al ministero liturgico
g) Una più approfondita preparazione liturgica di alcuni alunni
h) Perfezionamento della formazione liturgica dei sacerdoti che hanno già terminato gli studi

Conclusione

APPENDICE - Indice di argomenti che opportunamente si possono trattare nell'insegnamento della liturgia nei seminari

 

La Sacra Congregazione per l'Educazione Cattolica da vari anni promuove una costante opera di rinnovamento nel campo della formazione dei futuri sacerdoti, secondo le prescrizioni del Concilio Vaticano II, offrendo opportuni contributi alle Conferenze episcopali. Ai vari documenti e sussidi pedagogici finora pubblicati a questo scopo, viene ora ad aggiungersi la presente Istruzione sulla formazione liturgica nei seminari; essa si propone di presentare indicazioni e norme per rendere la vita liturgica e lo studio della sacra Liturgia negli istituti di formazione sacerdotale più rispondenti alle attuali necessità. La preminente importanza, infatti, che la Liturgia ha nella vita della Chiesa, richiede che i candidati al sacerdozio acquistino, per mezzo di una costante e accurata pratica e un assiduo studio della medesima, una preparazione adeguata a ben svolgere, in questo settore, i compiti del loro ministero sacerdotale.

Introduzione

a) Preminenza della Liturgia nella formazione dei presbiteri

1. È nota l'importanza della Liturgia nella formazione sacerdotale. I sacerdoti sono infatti consacrati da Dio, mediante il ministero del vescovo, non solo per annunziare il vangelo e pascere i fedeli, ma anche per presiedere, in quanto partecipi in modo speciale del sacerdozio di Cristo, alle celebrazioni liturgiche, agendo nella persona di Cristo capo, che nella Liturgia esercita ininterrottamente in nostro favore la sua funzione sacerdotale per mezzo dello Spirito Santo(1). Pertanto — poiché la Liturgia, mediante la quale "si compie l'opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a far sì che i fedeli esprimano nella vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa"(2) — il diligente esercizio e lo studio di essa offrirà ai futuri sacerdoti una più convinta consapevolezza e una più ferma saldezza nella aprirà loro una esperienza viva della Chiesa.

2. Ogni genuina formazione liturgica richiede non solo la teoria, anche la prassi. In quanto formazione "mistagogica", essa raggiunge principalmente per mezzo della vita liturgica degli alunni alla quale gli stessi vengono sempre più profondamente iniziati mezzo delle celebrazioni liturgiche comunitarie. Questa accurata iniziazione pratica è inoltre premessa di ulteriore studio, e ritenersi già acquisita nello svolgimento del programma di Liturgia.

 

b) Opportunità di questo documento nella presente circostanza

3. La formazione liturgica è richiesta soprattutto ai nostri Infatti, dopo la pubblicazione dei nuovi libri liturgici per attuare riforma stabilita dal Concilio Vaticano II, è necessario promuove sulla stessa linea un'accurata formazione dei futuri sacerdoti, meglio prepararli a comprendere il senso e l'efficacia della rinnovata liturgia, a inserirla nella propria vita spirituale e nel proprio comportamento e a trasfonderla convenientemente nei fedeli(3).

4. Un maggiore impegno nella formazione liturgica è inoltre richiesto nei seminari, per affrontare i nuovi problemi pedagogici derivanti dalla crescente secolarizzazione della società. La secolarizzazione offusca nelle menti la genuina natura della Liturgia, rendendo l'uomo meno capace di viverla con intensa partecipazione. Questa difficoltà è rilevata anche dagli stessi alunni, che sovente manifestano il desiderio di una vita liturgica più profonda e più autentica.

5. La necessità di un'adeguata iniziazione era già stata chiaramente espressa nella Costituzione Sacrosanctum Concilium(4) del Concilio Vaticano II, nel decreto Optatam totius(5) e nel Regolamento fondamentale di formazione sacerdotale(6) di questa Sacra Congregazione, le norme, desunte dai documenti della Chiesa, danno alle Conferenze episcopali utili indicazioni per formulare, nei loro ordinamenti sulla formazione sacerdotale, prescrizioni più particolari, rispondenti esigenze locali(7). Da varie parti poi si è auspicato che questa Sacra Congregazione preparasse norme pedagogiche più dettagliate, fondate sulle recenti esperienze, sia per il retto ordinamento della liturgica nei seminari, sia per l'insegnamento della Liturgia.

 

c) Natura di questa Istruzione

6. Per tali motivi questa Sacra Congregazione, dopo aver consultato la Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, ha deciso di pubblicare la presente Istruzione, quale complemento del Regolamento fondamentale, con lo stesso valore obbligante(8), ma con l'intento di dare soltanto indicazioni di carattere generale(9). L'Istruzione lascia alle Conferenze episcopali il compito di elaborare ulteriormente la materia e di scegliere il modo più idoneo di procedere(10).

L'Istruzione si propone inoltre di ottenere fin d'ora che nella redazione degli ordinamenti sulla formazione sacerdotale o nel loro aggiornamento, siano meglio illustrati lo studio della Liturgia e l'impostazione della vita liturgica del seminario.

7. L'Istruzione nelle sue norme indica quindi il duplice scopo di questa formazione: quello pratico (mistagogico), che riguarda la retta e ordinata celebrazione della Liturgia, e quello teorico (dottrinale), che pone in rilievo l'insegnamento della Liturgia, come una delle più importanti discipline teologiche.

 

Parte I

LA VITA LITURGICA NEL SEMINARIO

 

1. Principi generali per la promozione della vita liturgica

a) Particolare iniziazione alla vita liturgica durante il previo tirocinio spirituale

8. "Affinché la formazione spirituale abbia basi più solide e gli alunni abbraccino la vocazione con una scelta scaturita da matura deliberazione"(11), i vescovi sono soliti riservare, all'inizio del primo anno di seminario, un certo periodo di tempo da dedicare a una più intensa formazione spirituale. Si raccomanda che in questo tempo sia impartita ai nuovi alunni una breve e congrua iniziazione liturgica, necessaria fin dall'inizio per una fruttuosa partecipazione alla vita spirituale del seminario. Essa consisterà in una preliminare catechesi sulla Messa, l'anno liturgico, il sacramento della Penitenza, la Liturgia delle Ore.

 

b) Principi pedagogici dell'iniziazione alla vita liturgica

9. L'autentica iniziazione, o mistagogia, deve illustrare specialmente i fondamenti su cui poggia tutta la vita liturgica: la storia della salvezza, il mistero pasquale del Cristo, la vera natura della Chiesa, la presenza di Cristo nelle azioni liturgiche, l'ascolto della parola di Dio, lo spirito di preghiera, di adorazione e di ringraziamento, l'attesa della venuta del Signore(12).

10. § 1. La celebrazione liturgica, in quanto preghiera della Chiesa, partecipa in modo così intimo alla sua natura da portare all'unione delle voci di tutti con il cuore e l'anima di ciascuno, e da essere nello stesso tempo autentica preghiera della comunità e dei singoli. Anzi "la vita spirituale non si esaurisce nella partecipazione alla Liturgia"(13). La Liturgia e la pietà personale infatti si sostengono e si completano vicendevolmente. La familiare comunione di preghiera con Cristo conduce a una più piena, consapevole e partecipazione alla Liturgia, e a sua volta dalla vita liturgica trae il suo modello e il suo nutrimento.

Da ciò si deduce quanto sia necessario favorire in seminario la Liturgia e la vita spirituale individuale e comporre l'una e l'altra armonicamente(14); secondo poi le necessità locali, si deve insistere o sull'indole della comunità e la sua propria spiritualità, qualora fosse ancora sufficientemente compresa, o sugli atti di pietà individuale(15), se questi non fossero adeguatamente apprezzati.

§ 2. Gli esercizi di pietà raccomandati dalla Chiesa siano ordinati — tenendo conto dei tempi liturgici — in maniera che siano consoni con la Liturgia, così da aver origine in certo qual modo da essa e essa condurre gli alunni(16).

§ 3. Da una più piena partecipazione alla vita liturgica gli alunni imparino ad alimentare la loro vita interiore, acquistino a poco a poco lo spirito di meditazione e la conversione del cuore. Inoltre la formazione liturgica riveli ad essi lo stretto vincolo che intercorre tra Liturgia e vita quotidiana del sacerdote e degli uomini, vincolo che spinge all'apostolato ed esige testimonianza di fede viva che opera per mezzo della carità(17).

11. La conoscenza della Liturgia, che si ritiene necessaria sacerdote e che deve essere acquisita dagli alunni, richiede lettura assidua della sacra Scrittura, come raccomanda la Costituzione Sacrosanctum Concilium(18), e una certa familiarità con scritti dei Padri(19). I giovani acquisteranno questa disposizione d'animo gradualmente, col progressivo avanzare negli studi, nella vita spirituale e nella partecipazione alla celebrazione specie alla Liturgia delle Ore e alle celebrazioni della Parola di Dio(20). Si deve curare inoltre che con questi sforzi, e con particolare studio, gli alunni siano avviati alla comprensione del linguaggio simbolico della Liturgia, che con i segni sensibili, le parole, i gesti, le cose e le azioni significa le realtà divine e le causa nei Sacramenti.

 

c) La comunità del seminario riunita nella celebrazione liturgica

12. La celebrazione liturgica, che consolida ogni comunità cristiana in modo che i singoli membri abbiano "un cuore solo e un'anima sola" (At 4,32), deve fondere nell'unità molto di più la comunità del seminario e formare negli alunni uno spirito comunitario. Infatti gli alunni vengono formati, affinché mediante l'Ordinazione sacramentale partecipino dell'unico sacerdozio, ricevano il comune spirito del presbiterio, diventino collaboratori del proprio vescovo, siano a lui strettamente uniti ed esercitino il ministero dell'edificazione della Chiesa. Perciò la celebrazione liturgica in seminario sia fatta in modo che risulti evidente la sua natura comunitaria e soprannaturale, e diventi così realmente fonte e vincolo della vita comune propria del seminario tale da preparare gli animi degli alunni all'unità del presbiterio(21).

Il rettore e i professori avranno a cuore la celebrazione della Liturgia con gli alunni, per manifestare in tal modo la sua indole comunitaria e le ricchezze in essa contenute. Anche ai professori che non risiedono in seminario venga di quando in quando offerta l'opportunità di incontrarsi con i sacerdoti del seminario e con gli alunni, per partecipare alle azioni sacre.

Gli alunni poi non solo prendano parte attiva alla Liturgia, ma siano invitati a collaborare con i loro docenti nel prepararla.

13. Affinché gli alunni sperimentino davvero il mistero della Chiesa in quanto gerarchica, distinta cioè nella varietà dei membri e dei ministeri, è conveniente che ci siano nel seminario diaconi, accoliti e lettori, che vengano compenetrati della spiritualità del proprio ufficio, e che esercitino il loro ministero nelle azioni liturgiche(22): in tal modo si renderà evidente a tutti gli alunni l'ufficio proprio del sacerdote ministeriale e gli uffici dei diaconi, dei lettori e degli accoliti. Nel seminario ci sia la schola cantorum, a norma dell'istruzione Musicam sacram, n. 19.

14. Sebbene convenga che tutta la comunità si riunisca abitualmente per la partecipazione alla Liturgia, tuttavia sarà opportuno celebrare di quando in quando qualche azione liturgica a gruppi ristretti, sia per gli alunni che, entrati da poco in seminario, hanno bisogno della catechesi liturgica, di cui sopra al n. 8, sia, nei seminari regionali, per gli alunni di una stessa diocesi, sia per qualche altra ragione; fermo restando il fatto che tali gruppi non devono indebolire l'unità della comunità, e salve le prescrizioni della Santa Sede(23).

15. Si deve dunque provvedere accuratamente che l'autentica natura ecclesiale dell'assemblea liturgica sia messa in maggiore rilievo. La comunità del seminario è una parte della Chiesa, che si distingue e differisce da altre comunità e da altri gruppi: perciò deve esprimere la stessa Chiesa ed essere aperta a tutta la comunità ecclesiale. Per questa ragione, qualche volta, specialmente in alcune occasioni particolari, si unisca alle celebrazioni liturgiche parrocchiali e in particolare alla celebrazione che si svolge in maggior pienezza intorno al vescovo.

Infatti la vita liturgica della diocesi che fa perno attorno al vescovo, raccomandata a tutti i fedeli(24), è ancor più necessaria a coloro che sono destinati a diventare cooperatori del loro vescovo. Conviene dunque che nelle maggiori solennità — specie durante il Triduo pasquale o in altre circostanze secondo la tradizione diocesana — alunni, soprattutto i diaconi, si raccolgano intorno al loro vescovo in unione con lui esercitino i ministeri che sono stati loro impartiti con l'Ordinazione o il conferimento, sia quando egli celebra nella cattedrale, sia quando celebra in altre chiese. Questa pratica, però, sembra presentare qualche difficoltà nei seminari che accolgono alunni di diverse diocesi; venga pertanto loro offerta la possibilità di partecipare, qualche volta, alla vita della propria diocesi e di unirsi al proprio vescovo nella Liturgia; tuttavia imparino a rendere omaggio anche alla chiesa e al vescovo del luogo con il dovuto servizio, secondo la tradizione.

 

d) La celebrazione in atto

16. Gli alunni siano resi consapevoli che le azioni liturgiche no:. sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che appartengono a tutto il corpo della Chiesa, lo manifestano e lo edificano; esse quindi sono regolate dalle leggi della Chiesa(25). La celebrazione liturgica in seminario deve essere quindi un modello, sia per i riti, sia per il tono spirituale e pastorale(26), sia per l'osservanza dovuta tanto alle prescrizioni e ai testi dei libri liturgici, quanto alle norme date dalla Santa Sede e dalle Conferenze episcopali.

17. Per introdurre gli alunni con maggiore profitto spirituale nelle ricchezze della Liturgia e prepararli praticamente al ministero futuro, si favorisca una sana varietà nel modo di celebrare le azioni liturgiche e di parteciparvi(27). Questa varietà riguarderà i modi di celebrare la Messa e le celebrazioni sia della parola, sia quelle penitenziali o battesimali, sia infine i modi di ordinare le benedizioni, con maggiore o minore solennità, e il loro adattamento alle circostanze e richieste, in conformità con quanto è ammesso o raccomandato dai libri liturgici e dalle prescrizioni della Santa Sede. In questa materia si tratta di saper compiere la giusta scelta fra le varie possibilità presentate dai libri liturgici, o anche di scegliere, comporre o pronunziare nuovi testi adattati alle varie circostanze (suppliche nella preghiera universale, ammonizioni). Spetta ai professori del seminario non solo aiutare e guidare gli alunni, ma anche correggerli pazientemente, affinché si formi in loro la genuina nozione della Liturgia, ben fondata sulla dottrina e sul senso della Chiesa. In tal modo i futuri sacerdoti saranno efficacemente formati non solo a fare un uso più articolato delle varie possibilità offerte dalla rinnovata Liturgia per una più ricca prassi pastorale, ma anche a mantenere i giusti limiti.

18. La suddetta cura della varietà nella celebrazione non deve minimamente distrarre l'attenzione dalla necessità di una profonda e intima assimilazione di quegli elementi della sacra Liturgia, che appartengono alla sua parte immutabile, in quanto di istituzione divina(28). Infatti la struttura della Liturgia rimane sempre la stessa, e molti gesti e testi, e precisamente quelli di maggiore importanza, vengono ripetuti frequentemente; gli alunni siano aiutati a penetrare più profondamente queste parti della Liturgia: ne facciano oggetto di meditazione e di ripetute riflessioni, e imparino ad attingervi e a gustarvi un sempre nuovo alimento dello spirito.

19. È particolarmente utile per gli alunni la dimestichezza con la lingua latina e con il canto gregoriano. Infatti, non solo deve essere conservata per i fedeli questa possibilità — prevista dal Concilio Vaticano II(29) — di pregare e cantare comunitariamente in latino nelle grandi assemblee, ma conviene che i futuri sacerdoti si radichino più profondamente nella tradizione della Chiesa orante, conoscano il senso genuino dei testi e perciò sappiano spiegare le versioni in lingue moderne, confrontandole con il testo originale.

 

e) Preparazione degli alunni al futuro ufficio liturgico di pastore

20. Si deve provvedere accuratamente che gli alunni vengano preparati al futuro ufficio di pastori e di presidenti dell'assemblea liturgica con l'approfondimento di tutto ciò che riguarda la degna celebrazione della Liturgia, specialmente della santa Messa(30). In questo deve essere evitata una duplice deformazione, cioè:

1) che gli alunni non considerino ed esperimentino la celebrazione liturgica come un puro esercizio per l'apprendimento del loro futuro ministero pastorale, mentre devono fin d'ora prendere parte al mistero liturgico, secondo la loro attuale condizione, in modo pieno, consapevole e devoto;

2) che non scelgano unicamente i testi liturgici da essi ritenuti adatti per i fedeli, che saranno poi affidati alla loro cura pastorale; conviene invece che gli alunni approfondiscano al presente la conoscenza di tutte le ricchezze della preghiera della Chiesa, in modo che, compenetrati dalle medesime, siano poi in grado di comunicarle ai loro fedeli.

21. Gli alunni procurino di mettere in pratica quanto hanno sperimentato e imparato in seminario, con una opportuna pratica pastorale. Il tempo più adatto per questa iniziazione prossima al loro compito liturgico, e specialmente per l'addestramento con il quale gli alunni vengono preparati a prestare e a esercitare i diversi uffici nelle celebrazioni parrocchiali, è quello offerto da alcune occasioni opportune durante l'anno scolastico; ma questo tempo è offerto soprattutto dalle vacanze e inoltre — quando si tratta di un più intenso tirocinio — dal periodo finale del corso teologico, allorché ai futuri sacerdoti, ormai diaconi, si aprono più ampie possibilità di esercitare il ministero liturgico. Perché questa iniziazione risponda veramente al suo fine specifico e promuova la preparazione degli alunni, è necessario che essa sia diretta e guidata dai professori del seminario o dagli incaricati diocesani per la Liturgia(31).

 

2. Norme per i singoli atti liturgici

a) La Messa e il culto eucaristico

22. Il sacrificio eucaristico appaia agli alunni come la vera fonte e il culmine di tutta la vita cristiana, nel quale partecipano alla carità di Cristo, attingendo da questa abbondantissima fonte la forza soprannaturale per la vita spirituale e il lavoro apostolico(32). Gioverà illustrare spesso tale verità, secondo le circostanze, nell'omelia del celebrante; ad ogni buon conto è necessario che sia istillato negli alunni l'amore per la Messa e il Ss.mo Sacramento: amore che forse, prima di entrare in seminario, non avevano ancora acquistato. Deve essere inculcata in essi la convinzione, in quanto futuri presbiteri, che i sacerdoti esercitano il loro precipuo ufficio nel sacrificio eucaristico, nel quale si compie continuamente l'opera della redenzione; così, mentre si uniscono all'azione di Cristo sacerdote, ogni giorno si offrono interamente a Dio(33).

23. È quindi sommamente necessario che la celebrazione eucaristica quotidiana, che si completa con la comunione sacramentale, fatta in piena libertà e degnamente ricevuta, sia il centro di tutta la vita del seminario, alla quale gli alunni partecipino consapevolmente(34).

Salva l'eccezione, di cui sopra al n. 14, la Messa deve essere opera di tutta la comunità del seminario, alla quale ognuno partecipa secondo la sua condizione. Perciò i sacerdoti che abitano in seminario, e che non sono tenuti per ufficio pastorale a celebrare altrove, concelebreranno lodevolmente la Messa della comunità; a loro volta i diaconi, gli accoliti e i lettori eserciteranno i loro uffici(35). È desiderabile che siano sempre eseguite in canto alcune parti della Messa(36).

24. È da raccomandarsi in seminario la comunione sotto le due specie, poiché essa ha, relativamente al segno, una forma di maggior pienezza(37); si osservino al riguardo le norme della Institutio generalis del Messale Romano e i decreti dei vescovi.

25. Durante il periodo delle vacanze, gli alunni manifesteranno maturità spirituale e amore alla vocazione sacerdotale, se anche nei giorni feriali parteciperanno con assiduità e costanza alla santa Messa.

26. A causa di alcuni usi invalsi qua e là ai nostri giorni, i futuri sacerdoti vengano avvertiti che la Chiesa raccomanda vivamente ai sacerdoti la celebrazione quotidiana della santa Messa, come atto offerto da Cristo e dalla Chiesa per la salvezza di tutto il mondo, anche se non ne sono tenuti per obblighi pastorali o se nessun fedele vi partecipi(38).

27. Dalla partecipazione alla santa Messa con devozione e spirito di fede, gli alunni siano guidati ad una più sentita devozione verso la Ss.ma Eucaristia, secondo le indicazioni dell'enciclica Mysterium fidei e dell'istruzione Eucharisticum mysterium(39). Siano pertanto esortati a rimanere in preghiera, dopo la comunione, per un tempo opportuno e a recarsi durante il giorno alla cappella del seminario per pregare davanti al Ss.mo Sacramento. In determinati giorni dell'anno poi, si può fare l'esposizione del Ss.mo Sacramento, secondo le norme stabilite dalla stessa istruzione(40) e quelle date dall'Ordinario del luogo.

Nella sistemazione della cappella del seminario, il tabernacolo ove si conserva la Ss.ma Eucaristia deve essere collocato in modo da favorire la preghiera privata, ed essere facilmente accessibile perché si onori il Signore con frequenza anche con culto privato(41).

 

b) La Liturgia delle Ore

28. La rinnovata Liturgia delle Ore(42) ha aperto le ricchissime fonti spirituali della Chiesa orante specialmente ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi obbligati al coro e anche a tutto il popolo cristiano, che è vivamente invitato a parteciparvi con assidua frequenza(43). Perciò nel seminario si deve attribuire grande onore alla Liturgia delle Ore da parte di coloro che hanno ricevuto il mandato di celebrarla, cioè i presbiteri e i diaconi, e da tutta la comunità degli alunni.

29. Sia dunque favorita in seminario la celebrazione comunitaria delle ore, che spesso verrà cantata, soprattutto nelle domeniche e nelle feste. Gli alunni vengano introdotti in essa opportunamente con brevissime parole da parte di chi la presiede; così si abitueranno a comprendere, amare e gustare sempre più le ricchezze dell'Ufficio, e impareranno a ricavare da esso nutrimento per la preghiera personale e per la contemplazione, cosicché la Liturgia delle Ore si armonizzi con gli altri esercizi di pietà, anziché escluderli.

30. Abitualmente vengano celebrati in comune, in corrispondenza al loro giusto tempo, le Lodi, come preghiera del mattino, e i Vespri, come preghiera della sera, "che, secondo la venerabile tradizione di tutta la Chiesa, sono il duplice cardine dell'Ufficio quotidiano"(44). Per quanto possibile, Compieta sia la preghiera che conclude la giornata. Gli alunni siano invitati a recitarla privatamente, quando non può essere detta in comune.

Dove c'è la consuetudine di dedicare, durante la giornata, qualche tempo alla preghiera comunitaria, gioverà recitare in quell'occasione l'Ora media.

Specialmente le domeniche e le vigilie delle solennità sarà lodevolmente celebrato l'Ufficio delle letture, e almeno qualche volta secondo il rito delle "celebrazioni vigiliari", come è indicato nel libro della Liturgia delle Ore.

Infine, durante gli esercizi spirituali, la celebrazione completa della Liturgia delle Ore segnerà opportunamente i tempi della preghiera.

31. Con diligente cura gli alunni vengano spiritualmente preparati in modo che nell'Ordinazione diaconale ricevano dalla Chiesa volentieri e con cognizione di causa l'incarico di celebrare integralmente la Liturgia delle Ore. Per questo infatti la Chiesa deputa coloro che sono insigniti del sacro Ordine all'Ufficio divino, "in modo che l'ufficio di tutta la comunità sia almeno per loro mezzo compiuto certamente e costantemente, e che la preghiera di Cristo continui incessantemente nella Chiesa"(45).

I superiori tengano presente pertanto che, per iniziare adeguatamente gli alunni all'Ufficio divino, è necessaria, oltre a una viva esperienza della liturgia, anche una particolare preparazione; perciò non solo devono essere loro spiegati i principi dottrinali, esposti in " Principi e norme per la Liturgia delle Ore ", ma essi devono essere anche guidati alla comprensione dei salmi, in modo tale da apprendere, alla luce del Nuovo Testamento e della tradizione, a discernere in essi il mistero di Cristo e a trovare nutrimento per la preghiera personale(46).

 

c) La domenica e l'anno liturgico

32. La domenica costituisca per i seminaristi, sia che essi partecipino alla Messa in seminario, — sia che vengano inviati nelle parrocchie — tanto per la celebrazione liturgica quanto per tutta la giornata, "la festa primordiale", che deve essere proposta e inculcata alla pietà degli alunni come gioiosa celebrazione del mistero pasquale(47).

Il ciclo annuale dei misteri di Cristo sia celebrato in seminario con particolare fervore, secondo la costituzione Sacrosanctum Concilium(48).

Pertanto, oltre alla celebrazione della Messa e della Liturgia delle Ore secondo le norme dei libri liturgici, bisogna curare che in seminario venga attribuita un'indole festiva alla domenica e alle principali celebrazioni del Signore, della beata Vergine e dei santi, cosicché diventino giorni di letizia.

Grande importanza sia data alla celebrazione delle feste dei santi della diocesi — e della regione, se il seminario è regionale — illustrandone agli alunni la vita e lo spirito. Sia anche celebrato con cura l'anniversario della dedicazione della cattedrale e l'anniversario dell'ordinazione del vescovo del luogo.

Ma soprattutto ogni celebrazione sia preparata con una catechesi che si adatti nello stesso tempo alle necessità degli attuali alunni e dei futuri sacerdoti, senza trascurare il valore pastorale di alcune consuetudini popolari. Tutto l'anno liturgico sia poi, non soltanto per la celebrazione liturgica, ma per la vita stessa, un cammino spirituale che porti a partecipare intimamente al mistero di Cristo.

33. La completa e perfetta formazione degli alunni richiede che essi, durante gli anni della preparazione in seminario, sperimentino le più sviluppate e ricche forme di celebrazione dei tempi e delle solennità dell'anno liturgico; infatti, quando da sacerdoti eserciteranno il ministero pastorale, le ricorrenze solenni impegneranno a fondo la loro attività apostolica ed essi dovranno ripetere le celebrazioni in più luoghi, spesso nelle forme più semplici, come è previsto nei testi liturgici. Pertanto, il modo impeccabile in cui i seminaristi vivranno in seminario l'anno liturgico deve essere il modello a cui riferire il futuro lavoro pastorale, e il fondamento su cui basare la meditazione e l'approfondimento dottrinale dell'anno liturgico.

34. Una buona e aggiornata pedagogia in questo campo non può ignorare l'indole particolare del nostro tempo che, specie in alcune regioni meno ricche di fede viva, sembra poco sensibile a una profonda comprensione dei tempi sacri e delle feste religiose. Si tenga quindi conto di quegli alunni che, prima di entrare in seminario, non hanno avuto una viva e profonda esperienza dell'anno liturgico, in modo da metterli in grado di penetrarne più facilmente il senso soprannaturale, di diventare capaci di una più profonda conoscenza degli eventi salvifici e di ricevere la grazia in essi contenuta.

 

d) Il sacramento della Penitenza

35. Nella vita spirituale dei futuri sacerdoti deve essere attribuita grande importanza al sacramento della Penitenza che, come sacramento, tra gli altri atti penitenziali, può sommamente contribuire a coltivare quelle disposizioni d'animo che sono richieste per seguire Cristo e praticare lo spirito evangelico: vale a dire una sempre più completa conversione, la purificazione del cuore, la virtù della penitenza con l'amore del sacrificio.

36. Gli alunni quindi si accostino spesso a questo sacramento, per ricevere la grazia per i loro quotidiani sforzi spirituali(49). Infatti la confessione frequente "non è una semplice rituale ripetizione e neppure un semplice esercizio psicologico, ma un costante studio per perfezionare la grazia del battesimo, affinché, mentre portiamo nel nostro corpo la mortificazione di Cristo, sempre più si manifesti in noi la vita di Gesù"(50).

L'accostarsi al sacramento della penitenza è un atto essenzialmente individuale e da compiersi singolarmente; esso conservi la sua indole liturgica e di solito sia distinto dalla direzione spirituale. La frequenza deve essere determinata d'accordo con il proprio confessore, secondo la tradizione dei maestri di spirito e le leggi della Chiesa.

Inoltre, per una più chiara manifestazione della natura ecclesiale della penitenza(51), gioverà qualche volta, specie in occasione della Quaresima e degli esercizi spirituali, compiere celebrazioni liturgiche penitenziali, secondo le indicazioni del Rituale romano, o senza confessione sacramentale, o con la confessione e assoluzione individuale; in quest'ultimo caso deve essere rispettata la libertà di ciascuno.

 

e) La celebrazione delle sacre Ordinazioni e dei riti preparatori

37. La Chiesa accompagna i candidati nella via verso il sacerdozio come candidati a un'iniziazione, non solo cioè con la formazione dottrinale e spirituale, ma anche con i riti.

Durante gli studi e secondo le norme date dalla Conferenza episcopale, quando il proposito degli aspiranti, corredato delle necessarie qualità, risulta ormai giunto a una sufficiente maturità, i candidati sono invitati a manifestarlo pubblicamente; il vescovo poi, dopo l'accettazione scritta, con la quale la Chiesa esprime la sua scelta, celebra il rito di ammissione tra i candidati al diaconato e al presbiterato(52).

Parimenti, osservati gli interstizi stabiliti, o da stabilire, dalla Santa Sede o dalla Conferenza episcopale, i candidati durante il corso teologico(53) "devono ricevere i ministeri di lettore e di accolito, se non li hanno già ricevuti, ed esercitarli per un congruo tempo, per meglio disporsi ai futuri servizi della parola e dell'altare"(54).

38. Questa celebrazione dei riti, unitamente alle istruzioni loro premesse, offrirà agli alunni un'occasione propizia per pregare più volentieri gli uni per gli altri e per meglio comprendere il significato, l'importanza e i doveri degli uffici che riceveranno e la spiritualità richiesta per l'esercizio dei singoli ministeri e ordini. Gli elementi principali di questa preparazione spirituale e dottrinale si deducono facilmente da quanto è stabilito circa i doveri del lettore e dell'accolito nei Motu proprio Ad pascendum(55) e Ministeria quaedam(56).

Queste celebrazioni si terranno, per quanto è possibile, con la partecipazione di tutta la comunità del seminario, o nella parrocchia dei candidati, o in seminario.

39. Le sacre Ordinazioni dei diaconi e dei presbiteri, per quanto sia utile che qualche volta vengano celebrate con grande frutto pastorale sia nella parrocchia dei candidati, sia in quella ove hanno esercitato qualche ministero, costituiscono tuttavia lieti eventi per tutta la comunità diocesana; per questa ragione la comunità stessa ne sia informata e sia invitata a parteciparvi. La loro celebrazione pertanto, preparata con diligenza e dignità, richiede che i sacerdoti, i diaconi, gli alunni del seminario e i fedeli si ritrovino uniti attorno al vescovo.

40. Le Ordinazioni sacre toccano profondamente la vita del seminario; quindi non solo i candidati, ma tutti gli alunni vengano istruiti in precedenza, con la dovuta catechesi, sui riti e sui testi; questo li aiuterà validamente ad assimilare la dottrina del sacerdozio e l'indole spirituale della vita apostolica.

41. I lettori e gli accoliti esercitino i loro uffici. I diaconi, dal canto loro, prima di essere chiamati al sacerdozio, esercitino il loro ordine per un certo tempo, o in seminario, o nelle parrocchie, o specialmente presso il loro vescovo.

42. Dati i notevoli mutamenti introdotti dalla Chiesa nella disciplina e nei riti dei gradi per i quali si ascende al sacerdozio, appare chiaro che i professori del seminario devono essere esortati a rinnovare la loro mentalità e i loro metodi educativi, perché più facilmente la nuova disciplina produca i suoi frutti.

 

 

Parte II

L'INSEGNAMENTO DELLA SACRA LITURGIA NEI SEMINARI

 

a) Principio generale

43. Oltre alla prima ed elementare iniziazione liturgica che avviene, secondo la necessità, appena gli alunni entrano in seminario, di cui sopra al n. 8(57), le Conferenze episcopali provvedano, nei loro ordinamenti, che la Liturgia abbia nel quadriennio teologico il posto che le è dovuto, secondo la Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 16: "La sacra Liturgia, nei seminari e negli studentati religiosi va computata tra le materie necessarie e più importanti, nelle facoltà teologiche invece tra le materie principali, e va insegnata sotto l'aspetto sia teologico e storico, sia spirituale, pastorale e giuridico". Queste prescrizioni, maggiormente sviluppate nel n. 79 del Regolamento fondamentale, devono essere prese nel loro senso genuino e attuate come è indicato nei paragrafi seguenti.

 

b) L'oggetto e il fine specifico dell'insegnamento della Liturgia

44. La Liturgia deve essere insegnata in modo che corrisponda pienamente alle necessità odierne; in questo campo si deve tener presente, innanzi tutto, l'aspetto teologico, pastorale ed ecumenico:

a) Per la retta formazione liturgica dei futuri sacerdoti assume speciale importanza lo stretto legame tra la Liturgia e la dottrina della fede; e questo deve essere quindi messo in luce nell'insegnamento. La Chiesa infatti esprime la propria fede soprattutto pregando, cosicché la legge della preghiera stabilisce la legge della fede(58). Pertanto non solo deve essere fedelmente osservata la "legge della preghiera", affinché non sia messa in pericolo la "legge della fede", ma a loro volta gli studiosi di teologia devono accuratamente investigare la tradizione del culto divino, specialmente quando trattano della natura della Chiesa e della dottrina e della disciplina dei Sacramenti.

b) Circa l'aspetto pastorale, importa soprattutto che il rinnovamento liturgico promosso dal Concilio Vaticano Il sia rettamente e pienamente compreso dai futuri sacerdoti, alla luce della sana dottrina e della tradizione sia occidentale sia orientale. Agli alunni cioè devono essere esposte le norme del rinnovamento liturgico, perché comprendano meglio i motivi su cui si basano gli adattamenti e i cambiamenti decretati dalla Chiesa; sappiano inoltre discernere quelli che possono essere legittimamente auspicati, e distinguano tra le più gravi e difficili questioni attualmente dibattute, la parte immutabile della Liturgia, perché di istituzione divina, dalle altre parti soggette a cambiamento(59).

c) Anche il dialogo ecumenico, promosso dallo stesso Concilio Vaticano II, richiede un'accurata preparazione nella scienza liturgica. Esso infatti suscita molte e difficili questioni circa la liturgia, alla cui adeguata valutazione bisogna che gli alunni siano preparati.

 

c) L 'ambito della scienza liturgica e il metodo di insegnamento

45. È compito delle Conferenze episcopali determinare più dettagliatamente, nei loro ordinamenti, il modo di insegnare la Liturgia nel seminario. Nell'appendice di questa Istruzione sarà presentato, come esempio, un indice di argomenti che sembra opportuno siano trattati; qui invece si enunciano solo le norme più generali:

46. Anzitutto devono essere illustrate agli alunni le azioni liturgiche, sia nei testi, che nei riti e nei segni.

Le formule eucologiche dette nella Liturgia devono essere spiegate, in modo che risaltino i tesori di dottrina e di vita spirituale in esse contenuti. Per questo non basta che siano letti nella versione moderna, ma è necessario rifarsi ai testi originali da illustrarsi con l'aiuto della sacra Scrittura e della tradizione dei Padri. Inoltre il genere letterario dell'eucologia cristiana, e specialmente dei salmi, è facilmente comprensibile solo per quelli che hanno già una certa formazione letteraria.

L'insegnante illustri con cura i Principi e norme, che sono premessi al Messale e al libro della Liturgia delle Ore, nonché le Premesse riportate nel Rituale romano all'inizio di ogni titolo. In tal documenti è infatti presentata sia la dottrina teologica, sia l'applicazione pastorale, sia l'aspetto spirituale dei riti e dei loro singoli elementi. Inoltre, poiché negli stessi documenti assai spesso vengono proposti diversi modi di compiere lo stesso rito, l'insegnante sviluppi la capacità di giudizio degli alunni, perché sappiano poi discernere tra i vari modi che possono essere legittimamente scelti secondo le circostanze, e comprendano perché spesso nelle rubriche si usano le espressioni "di solito", "secondo l'opportunità" e "lodevolmente".

47. Inoltre, poiché oggi ha molta importanza l'aspetto storico della Liturgia(60), nell'insegnamento liturgico si descriva con cura la storia dei riti, perché meglio se ne comprenda il significato e le parti immutabili, in quanto di istituzione divina, e quelle "che nel corso dei tempi possono e anche devono variare, qualora in esse fossero entrati elementi meno rispondenti alla intima natura della stessa Liturgia, o si fossero resi meno opportuni"(61). Si faccia anche notare come nelle varie circostanze la Chiesa abbia adattato la sua arte pastorale alle varie situazioni, tenendo presenti i diversi costumi dei popoli e la loro cultura. Ma specialmente dai documenti storici dei riti la Liturgia sacramentale potrà trarre grande utilità e acquistare maggiore chiarezza e certezza.

48. Nella descrizione storica dei riti si dia la dovuta importanza anche alla tradizione delle Chiese orientali: "In esse infatti, essendo illustri per veneranda antichità, risplende la tradizione apostolica tramandata dai Padri, che costituisce parte del patrimonio divinamente rivelato e indiviso della Chiesa universale"(62). Anzi, anche il motivo pastorale attira oggi tutti alla conoscenza delle liturgie orientali.

49. È soprattutto però importante che, oltre alla trattazione delle singole azioni liturgiche, sia illustrata teologicamente la natura stessa di tutta la Liturgia, secondo quanto indicato nei nn. 5-11 della Costituzione Sacrosanctum Concilium; per conseguire tale scopo si offra una conoscenza più approfondita del mistero pasquale di Cristo, "dal quale derivano la loro efficacia tutti i Sacramenti e sacramentali"(63), della storia della salvezza(64), della presenza di Cristo nella sacra Liturgia(65). Venga inoltre studiata la nozione di segno, poiché la Liturgia si serve di segni visibili per significare le realtà invisibili(66), affinché per mezzo dei segni e nel modo proprio a ognuno di essi, venga effettuata la santificazione dell'uomo(67). Da essi appaia come l'assemblea liturgica manifesti la Chiesa di Dio, in quanto popolo di Dio, che gode del dono dell'unità nella distinzione dei vari ministeri(68).

50. Per una più approfondita trattazione teologica della Liturgia e per la soluzione di molte difficoltà, che si presentano ai pastori di anime nell'organizzazione e nella promozione della vita liturgica, devono essere giustamente stimati i risultati sicuri delle moderne scienze umane, quali l'antropologia, la sociologia, la linguistica, la storia comparata delle religioni ecc., che in vari casi offrono non poca luce, sempre però nei limiti imposti dall'indole soprannaturale della Liturgia. Si deve, a questo riguardo, stimolare il senso critico degli alunni, affinché diventino capaci di stimare rettamente l'importanza di queste materie, e nello stesso tempo di evitare quanto potrebbe condurre a sminuire il genuino valore soprannaturale del culto cattolico.

Nell'uso di queste scienze si osservi la regola secondo cui, "più che moltiplicare il numero delle discipline, bisognerà cercare di inserire adeguatamente in quelle già prescritte le nuove questioni e i nuovi aspetti"(69).

 

d) Doti del professore di Liturgia e relazione della Liturgia con le altre materie di insegnamento

51. Perché tutto questo sia rettamente insegnato, occorre che in seminario ci sia un professore apposito, preparato per l'insegnamento della Liturgia e, per quanto è possibile, specializzato presso uno degli istituti destinati a tale scopo(70); che abbia studiato teologia e storia, conosca le realtà pastorali e sia pienamente compenetrato del senso della preghiera pubblica della Chiesa. Sia ben consapevole che il suo non è un compito solamente scientifico o tecnico, ma piuttosto mistagogico, per introdurre cioè gli alunni nella vita liturgica e nella sua indole spirituale.

52. In modo particolare i professori di sacra Scrittura si ricordino di quanto sia abbondante la ricchezza di letture bibliche proposte ai fedeli dalla Liturgia rinnovata, e che anzi tutte le azioni liturgiche e i segni ricevono il loro significato dalla sacra Scrittura(71). Per questo motivo ai futuri sacerdoti sarà necessaria una più profonda conoscenza dei libri sacri e della storia della salvezza, non solo come scienza esegetica, ma "come soave e viva conoscenza della sacra Scrittura, che è attestata dalla venerabile tradizione dei riti sia orientali sia occidentali"(72).

53. A un maggior profitto nello studio liturgico contribuirà non poco il coordinamento con le altre discipline, raccomandato dallo stesso Concilio Vaticano II(73). Così, per esempio, nel trattare soprattutto della dottrina e della pratica dei Sacramenti, si attui una stretta collaborazione tra il professore di Liturgia e i professori di dogmatica, morale, pastorale e diritto canonico. Si tengano frequenti colloqui, per favorire una fruttuosa intesa di tutti verso lo stesso fine, e si eviti il pericolo che si ripetano spesso le stesse cose e che ci si contraddica.

54. Nel preparare il programma delle materie del corso teologico, è desiderabile che, per quanto possibile, le questioni liturgiche vengano trattate contemporaneamente alle questioni teologiche che con esse hanno un nesso particolare, di modo che, per esempio, insieme con il trattato sulla Chiesa, in Liturgia vengano spiegate le nozioni teologiche della preghiera della Chiesa e così via.

Sarà utile che in alcuni seminari lo stesso professore di Liturgia spieghi tutta la dottrina dei Sacramenti, purché sia veramente preparato sia nella teologia sacramentale sia nella Liturgia.

55. Si deve anche aver cura che dallo studio e dall'insegnamento della Liturgia siano messi in luce gli elementi e gli aspetti che possono contribuire a quella sintesi teologica che, secondo il Regolamento fondamentale, n. 63, ci si attende da tutto il corso degli studi, e che in modo particolare deve essere elaborata nell'ultimo periodo della preparazione teologica.

 

e) La musica e l'arte sacra

56. Data l'importanza della musica sacra nelle celebrazioni liturgiche, gli alunni devono ricevere da maestri competenti quella formazione musicale, anche pratica, che sarà necessaria nel loro futuro ufficio di presidenti e di moderatori delle celebrazioni liturgiche. In tale formazione si deve tener conto delle doti naturali dei singoli alunni, e avvalersi dei nuovi mezzi oggi generalmente in uso nelle scuole di musica, per rendere più facile il profitto degli alunni. Si deve soprattutto curare che agli alunni sia data non solo una preparazione nell'arte vocale e strumentale, ma anche una vera e autentica formazione della mente e dell'animo, per cui conoscano e gustino le migliori opere musicali del passato e sappiano scegliere, nella moderna produzione, le composizioni artisticamente valide e dignitose(74).

57. Parimenti gli alunni, "durante il corso filosofico e teologico, siano istruiti anche sulla storia e lo sviluppo dell'arte sacra, come pure sui sani principi su cui devono fondarsi le opere d'arte sacra, in modo che siano in grado di stimare e conservare i venerabili monumenti della Chiesa e di offrire opportuni consigli agli artisti nella realizzazione delle loro opere"(75). Anche l'archeologia delle antichità cristiane contribuisce efficacemente a illustrare la vita liturgica e la fede della Chiesa primitiva.

58. È inoltre particolarmente necessario che gli alunni siano ammaestrati nell'arte del dire e dell'esprimersi con gesti e con atti, nonché nell'uso degli strumenti della comunicazione sociale. Nella celebrazione liturgica, infatti, è della massima importanza che i fedeli comprendano non solo ciò che il sacerdote dice o recita — sia che tenga l'omelia, sia che reciti formule eucologiche —, ma anche quelle realtà che egli deve esprimere con gesti ed azioni. Questa formazione assume così grande importanza nella Liturgia rinnovata da meritare una cura speciale.

 

f) L'iniziazione pastorale pratica al ministero liturgico

59. L'iniziazione pastorale pratica degli alunni al ministero liturgico, che deve essere impartita in modo opportuno durante tutto il corso degli studi e in determinate circostanze(76), raggiunge il suo apice durante l'ultimo anno della preparazione, in cui i futuri sacerdoti, dopo aver trovato nella vita liturgica in seminario la fonte del vero spirito cristiano, riceveranno una più accurata preparazione, adatta alle particolari circostanze nelle quali eserciteranno il loro ministero sacerdotale. Durante questo tempo di formazione pratica, si dovrà insistere soprattutto sulle prescrizioni pastorali e sulle direttive date dai vescovi in ordine alla preparazione e all'amministrazione dei Sacramenti. Per impartire questa formazione, i professori del seminario si accorderanno con la Commissione liturgica della diocesi o della regione.

Questo adattamento alle condizioni e alle prescrizioni di ogni luogo richiede pure che gli alunni conoscano e apprezzino le varie forme popolari di pietà approvate dall'autorità della Chiesa(77).

 

g) Una più approfondita preparazione liturgica di alcuni alunni

60. Affinché le diocesi possano disporre di sacerdoti competenti nell'insegnamento della Liturgia, è necessario preparare alcuni candidati idonei a questi uffici. Detti candidati, scelti allo scopo dal vescovo, siano inviati ad uno degli istituti specifici eretti dalla Santa Sede o dalle Conferenze episcopali, dopo che avranno terminato la loro preparazione generale in seminario e si saranno dedicati per qualche tempo alla cura pastorale(78). Ciò riveste carattere di particolare urgenza in quei luoghi dove, a giudizio dell'autorità ecclesiastica competente, si richiede un più profondo adattamento liturgico.

 

h) Perfezionamento della formazione liturgica dei sacerdoti che hanno già terminato gli studi

61. Nel campo della formazione sacerdotale che, a norma del Concilio Vaticano II(79), deve essere perfezionata e continuata dopo la fine degli studi seminaristici, dovrà esserci posto anche per la sacra Liturgia. Ciò è molto importante, sia perché durante la preparazione in seminario non si è potuto completare lo studio di tutte le ricchezze della Liturgia, sia perché lo consigliano le circostanze del nostro tempo. Infatti i costumi e la società cambiano con tale rapidità che non è possibile prevedere, durante il tempo della formazione sacerdotale, quali nuove difficoltà sorgeranno per il lavoro pastorale e quante controversie teologiche ne scaturiranno. Né si devono trascurare quelle difficoltà ampiamente e rapidamente diffuse dalla pubblica opinione, da riviste, convegni, dagli strumenti della comunicazione sociale, i quali, anche per quanto riguarda la Liturgia, suscitano questioni assai difficili, che devono tuttavia essere risolte dai sacerdoti, perché toccano la loro attività quotidiana.

 

 

Conclusione

62. Dalla rinnovata vita liturgica provengono sempre maggiori frutti; e ciò non fa meraviglia, in quanto la Liturgia aiuta in sommo grado i fedeli a esprimere e manifestare nella loro vita il mistero di Cristo e la genuina natura della Chiesa. I presbiteri e gli alunni dei seminari devono riconoscere più dei fedeli di aver ricevuto questo beneficio, poiché nella Liturgia acquistano una più profonda e più piena esperienza del sacerdozio e delle sue esigenze; essi infatti sono invitati ad imitare ciò che trattano. In questa maniera, pertanto, lo studio assiduo e l'esercizio della sacra Liturgia ricordano continuamente ai futuri sacerdoti lo scopo cui tendono tutte le attività pastorali e, nello stesso tempo, fanno sì che tutti i loro sforzi negli studi, nelle attività pastorali e nella vita interiore diventino sempre più consapevoli e conseguano una profonda unità.

Roma, dalla sede della Sacra Congregazione,

3 giugno 1979, nella solennità di Pentecoste.

Gabriel M. Card. Garrone,

prefetto

Antonio M. Javierre Ortas,

arciv. tit. di Meta, segretario