APPENDICE

INDICE DI ARGOMENTI CHE OPPORTUNAMENTE SI POSSONO TRATTARE
NELL'INSEGNAMENTO DELLA LITURGIA NEI SEMINARI

 

 

Necessità attuale di un insegnamento più approfondito della Liturgia

1. A norma della Costituzione Sacrosanctum Concilium, "la sacra Liturgia, nei seminari e negli studentati religiosi, va computata tra le materie necessarie e più importanti, nelle facoltà teologiche invece tra le materie principali, e va insegnata sotto l'aspetto sia teologico e storico che spirituale, pastorale e giuridico"(1).

Pertanto l'insegnamento della Liturgia deve essere impostato in maniera da soddisfare alle necessità odierne:

a) la riforma liturgica iniziata dal Concilio Vaticano II e ora felicemente condotta a termine va intesa alla luce della tradizione liturgica non solo occidentale, ma anche delle Chiese orientali(2);

b) poiché lo stesso Concilio Vaticano II ha promosso l'aggiornamento liturgico tenendo conto dell'indole e delle tradizioni dei popoli(3), si richiede un maggiore e più accurato studio sia storico sia teologico, per non recare pregiudizio all'autentico spirito liturgico;

c) nel dialogo ecumenico sono molteplici e difficili le questioni che sorgono in campo liturgico, sia circa la dottrina del sacrificio della Messa, dell'Ordine e degli altri Sacramenti, sia circa quella prassi pastorale che è descritta nel Direttorio ecumenico e negli altri documenti della Sede Apostolica;

d) in particolar modo, infine, poiché la legge della preghiera stabilisce la legge della fede, la tradizione liturgica deve essere così approfondita da portare luce alle questioni, oggi discusse, sia dottrinali sia disciplinari circa il mistero di Cristo, la Chiesa, i Sacramenti. La sacra Liturgia inoltre, aprendo nella preghiera la sorgente del mistero cristiano, diventa per gli alunni alimento della vita spirituale e favorisce grandemente l'unità tra le varie discipline teologiche.

 

Indole di questo indice

2. L'indice degli argomenti qui proposti non intende tracciare delle linee programmatiche immutabili per l'insegnamento del corso liturgico, che invece deve essere impostato in base ad esigenze concrete.

Siccome a norma del Regolamento fondamentale per la formazione sacerdotale la preparazione degli alunni va iniziata con l'introduzione al mistero di Cristo e alla storia della salvezza, "affinché essi comprendano il significato degli studi ecclesiastici, la loro struttura e il loro fine pastorale, e nel contempo siano anche aiutati a dare solido fondamento alla loro fede, capire più profondamente e abbracciare con maggiore maturità la vocazione sacerdotale"(4), non si potrà ottenere questo se nello stesso tempo non si farà un'idonea introduzione alla Liturgia, che costituisca o una parte del corso introduttivo, oppure sia fatta come corso speciale all'inizio del curriculum degli studi: si illustri la funzione della sacra Liturgia nell'economia della salvezza, nella vita della Chiesa e nella vita spirituale di ogni cristiano. Sarà utilissima agli alunni, già in questo inizio del corso, anche una breve esposizione della Messa e delle ore maggiori dell'Ufficio divino.

3. Parimenti l'ordine degli argomenti che descriveremo più avanti si può opportunamente cambiare, perché meglio si armonizzi con le altre discipline e con la vita del seminario stesso. Così, per esempio, uno studio più accurato del capitolo I della Costituzione sulla sacra Liturgia sarà più utilmente recepito dagli alunni che hanno già iniziato lo studio della teologia. Parimenti è talvolta utile trattare dell'anno liturgico e illustrarne i vari tempi, quando questi vengono effettivamente celebrati. Così lo studio della liturgia dei Sacramenti si potrà opportunamente unire allo studio della teologia dei Sacramenti stessi.

4. L'intera materia qui proposta non viene indicata quasi che il docente debba insegnarla tutta nelle sue lezioni. Egli faccia una scelta degli argomenti, che consenta agli alunni una visione essenziale almeno per sommi capi di tutta la Liturgia, evitando quelle lacune che potrebbero nuocere alla preparazione dei futuri sacerdoti. Gli argomenti particolari non trattati nelle lezioni vengano proposti agli alunni affinché, o individualmente o in piccoli gruppi, possano studiarli accuratamente secondo quei metodi che nelle altre discipline hanno dato ottimi frutti.

5. Il docente di Liturgia non dimentichi che il suo compito principale è di aiutare gli alunni ad approfondire quei medesimi testi liturgici che essi dovranno assimilare pienamente, in modo da diventare sacerdoti capaci di condurre il popolo a una consapevole e attiva partecipazione al mistero di Cristo.

6. Quando si consiglia di accostarsi alle antiche fonti e di approfondirle — come spesso si fa nel presente indice — si vuole significare la meta ideale da conseguire negli studi, ma che tuttavia si potrà di fatto ottenere solamente secondo la possibilità dei singoli seminari.

 

Opportuno coordinamento della Liturgia con gli altri studi del seminario

7. Si abbia diligente cura di collegare convenientemente la Liturgia con le altre discipline insegnate in seminario, come è detto nella Istruzione ai nn. 53-57. Ci sono inoltre molte questioni connesse, riguardanti specialmente la dottrina dei Sacramenti e la loro amministrazione dal punto di vista pastorale, questioni che possono essere trattate o dall'insegnante di Liturgia o da altri insegnanti; si evitino pertanto lacune o inutili ripetizioni; piuttosto però si cercherà di avere una collaborazione interdisciplinare affinché gli argomenti liturgici, dogmatici, canonici, storici e pastorali di una stessa questione vengano spiegati più profondamente e con maggior frutto.

 

 

 

Parte I

NOZIONI E PRINCIPI

 

Art. I.

NATURA DELLA SACRA LITURGIA E SUA IMPORTANZA NELLA VITA DELLA CHIESA

 8. Gioverà far precedere qualche introduzione circa il culto, considerato sotto l'aspetto antropologico e psicologico, perché esso ha una profonda incidenza nell'animo umano, e lo si può anche trovare, sebbene in maniera deformata, presso le società secolarizzate.

9. La Liturgia cristiana però completa e supera di molto quella nozione di culto; ciò apparirà esponendo e illustrando la dottrina della Costituzione Sacrosanctum Concilium ai nn. 5-13. Verranno pertanto spiegati:

a) la natura della Liturgia, che "giustamente è ritenuta come l'esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo; in essa, per mezzo di segni sensibili, viene significata e, in modo ad essi proprio, realizzata la santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal Corpo mistico, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale"(5);

b) il mistero pasquale della passione di Cristo, della sua risurrezione e della sua ascensione, celebrato dalla Chiesa nella Liturgia(6), "dal quale tutti i Sacramenti e i sacramentali derivano la loro virtù"(7);

c) la funzione della Liturgia nell'economia della salvezza: "tutti i prodigi divini operati in favore del popolo nell'Antico Testamento preraffiguravano(8)" l'opera di salvezza di Cristo, perché "tutto avveniva come in figura"(9); l'opera di Cristo si realizzò una volta quando nato da donna, fattosi soggetto alla legge, patì sotto Ponzio Pilato e il terzo giorno risuscitò; la Chiesa predicherà quindi il vangelo fino alla consumazione dei tempi, celebrerà l'Eucaristia e amministrerà gli altri Sacramenti, riconoscendo particolarmente la presenza di Cristo nella sacra Liturgia(10); inoltre nella liturgia terrena viene anticipata quella celeste(11), nella quale Dio sarà tutto in tutti.

Verranno messi in evidenza, inoltre, altri aspetti della Liturgia:

d) essa si serve di segni sacri sensibili, per indicare realtà divine invisibili, e ottiene per mezzo di questi segni in un modo proprio a ognuno di essi, la santificazione dell'uomo(12);

e) come esercizio dell'ufficio sacerdotale di Cristo essa abbraccia un duplice movimento: da Dio agli uomini, per effettuare la loro santificazione, e dagli uomini a Dio, affinché venga adorato in spirito e verità(13);

f) sebbene la Liturgia non esaurisca tutta l'azione della Chiesa, è tuttavia il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte dalla quale emana tutta la sua virtù. Ciò sarà utile esporre più diffusamente secondo la mente della Costituzione(14).

 

Art. II.

LA LITURGIA COME AZIONE PROPRIA DELLA GERARCHIA E DELLA COMUNITÀ; LA LEGISLAZIONE LITURGICA

 10. A norma dei nn. 26-32 e 41-42 della Costituzione, verranno proposti i principi riguardanti l'assemblea liturgica, cioè il popolo santo convocato e ordinato sotto la guida del vescovo (o del sacerdote che ne fa le veci), e verranno opportunamente illustrati con la dottrina della sacra Scrittura, con esempi della Chiesa primitiva e con testi dei Padri.

Conviene inoltre indicare le condizioni che rendano legittima la celebrazione quasi privata della Liturgia.

11. Si dovrà insistere sulla diversità dei membri e degli uffici che richiede l'assemblea liturgica, perciò si descriveranno le funzioni del celebrante, dei ministri, della schola cantorum e del popolo. Le parti dei fedeli e la loro attiva partecipazione saranno spiegate secondo il pensiero del Concilio Vaticano lì e, nello stesso tempo, verrà chiarita la distinzione tra sacerdozio comune dei battezzati e sacerdozio ministeriale, in forza del quale il sacerdote presiede l'assemblea liturgica nella persona di Cristo(15).

12. Il preminente ufficio del vescovo verrà illustrato alla luce della Costituzione Lumen gentium.

13. L'insegnante, con una breve esposizione storica, dimostrerà che le leggi liturgiche, per diritto divino, sono state sempre di competenza della sacra gerarchia; il modo però di esercitare questo diritto è stato ovviamente vario attraverso i secoli.

Così venga spiegata l'attuale norma, stabilita nel n. 22 della Costituzione liturgica del Concilio Vaticano II, esponendo cioè le competenze della Sede Apostolica, delle Conferenze episcopali e del vescovo locale.

14. Parimenti con una esposizione storica si spiegherà perché la Chiesa a poco a poco fin dall'antichità abbia vietato che nella Liturgia si improvvisassero e recitassero arbitrariamente delle preghiere, e come ora abbia imposto termini ben precisi alla mobilità, alla variazione e agli esperimenti.

 

Art. III.

L'ASPETTO DIDATTICO E PASTORALE DELLA LITURGIA

 15. "Nella Liturgia (...) Dio parla al suo popolo; Cristo annunzia ancora il suo vangelo; il popolo a sua volta risponde a Dio con il canto e con la preghiera"(16). Nella Liturgia dunque il ruolo primario si attribuisce alla sacra Scrittura, cioè alla parola di Dio, sia che venga letta e ascoltata da tutti, sia che venga cantata dalla stessa assemblea. Più estesamente l'insegnante tratterà dell'uso della sacra Scrittura tanto nelle letture quanto nei canti presi dalla stessa. Non ometta di parlare altresì delle letture non bibliche e dei canti composti dalla Chiesa. Esponga i principi generali delle celebrazioni bibliche, dell'omelia e della catechesi, e metta in luce la grandissima importanza della sacra Scrittura per la comprensione dei segni, delle azioni e delle preghiere liturgiche(17).

16. Si dovrà illustrare con molta diligenza l'efficacia propria del canto sacro e della sua funzione nella Liturgia. Si esporranno pertanto i diversi generi di canto; la salmodia, con la quale si cantano i salmi e i cantici biblici; l'innodia, la dossologia, le acclamazioni ecc. Si illustri con esempi il dialogo tra il celebrante e l'assemblea dei fedeli.

17. Si espongano anche i diversi generi di preghiere: del sacerdote (le orazioni, i rendimenti di grazie, le benedizioni, gli esorcismi, le formule indicative, le preghiere personali) e dell'assemblea dei fedeli (il Padre nostro, la preghiera fatta in silenzio, le litanie).

18. Possibilmente si faccia una breve storia del canto sacro, della sua origine e del suo primitivo sviluppo, e anche dell'indole del canto gregoriano; si parli anche degli altri generi approvati dalla tradizione; si illustrino infine i principi dati nell'Istruzione della Sacra Congregazione dei Riti, il 5 marzo 1967, circa la musica sacra nella Liturgia.

19. Si parlerà anche della lingua liturgica; si farà una breve storia della disciplina tanto orientale quanto occidentale; secondo le capacità e le possibilità dell'insegnante si metterà in risalto come la traduzione dei libri sacri, specialmente dal greco in latino, abbia formato la lingua cristiana, e secondo quali principi si debba procedere nelle odierne versioni in lingua volgare.

20. Poiché la sacra Liturgia si serve non solo di parole, ma anche di Segni che "sono stati scelti da Cristo o dalla Chiesa per significare realtà divine invisibili"(18), parlerà nelle lezioni tanto dei gesti e dell'atteggiamento del corpo nell'orazione liturgica, quanto delle cose materiali delle quali si serve il culto liturgico. Circa i gesti e gli atteggiamenti del corpo e il loro significato e la loro efficacia, per muovere gli animi, si insegni attingendo dalla sacra Scrittura e dall'opera dei Padri; si dovrà però porre diligente attenzione che l'esposizione non rimanga astratta, ma venga illustrata in modo concreto nello stesso uso liturgico. Gioverà spiegare a uno a uno, sia pure con brevità, il significato soprattutto biblico degli elementi naturali dei quali si serve la Liturgia, quali sono la luce, l'acqua, il pane, il vino, l'olio, l'incenso ecc., in modo particolare di quegli elementi che sono segni sacramentali.

21. Poiché oggi ci sono alcuni che pretendono di spogliare il culto liturgico del suo carattere sacro e pertanto pensano a torto che non si debbano usare oggetti e suppellettili sacre, ma che si debbano sostituire con cose che appartengono all'uso comune e profano, tali opinioni debbono essere confutate perché pervertono la genuina natura della sacra Liturgia(19).

22. Si farà un'esposizione teologica dei luoghi dedicati al culto e del loro significato; si illustrerà il rito della dedicazione delle chiese. Verranno indicate le finalità dell'altare, del luogo destinato a conservare la Ss.ma Eucaristia, della sede del celebrante, dell'ambone e del fonte battesimale.

23. Si avrà cura che tra le varie nozioni che gli alunni apprendono in altre sedi, sappiano discernere bene la storia e le leggi dell'arte sacra. Si parlerà anche opportunamente dell'iconografia cristiana e delle esigenze che l'arte sacra del nostro tempo deve rispettare, per essere utile al popolo cristiano.

24. Da queste considerazioni apparirà manifesta l'indole didattica della Liturgia, e come questa, benché sia principalmente culto della divina maestà, sia anche una grande catechesi per il popolo(20). Si renda anche conto del noto assioma: la legge della preghiera stabilisca la legge della fede, e si diano le norme per discernere la verità che la Chiesa nella Liturgia propone ai fedeli di credere da quelle invece in cui il Magistero non impegna la sua autorità.

25. Perché nella trattazione di questa materia si tenga il debito conto delle difficoltà degli uomini del nostro tempo e vengano indicate ai pastori le vie atte a risolverle, si prendano in considerazione le scienze antropologiche, quali la psicologia e la sociologia, secondo le indicazioni date nella presente Istruzione al n. 50.

 

Art. IV

NOZIONI SULLA STORIA DELLA SACRA LITURGIA

 26. Nell'esporre per ordine le singole azioni liturgiche e i Sacra menti, si dovrà insistere sulla storia di ciascun rito, sia perché si comprenda l'uso liturgico odierno, sia perché diventi più chiara e più sicura la teologia sacramentale.

Ma affinché nel corso delle lezioni tutto risulti con maggiore chiarezza, gioverà far precedere la trattazione della materia da alcuni brevi cenni sulle fasi e sulle epoche di tutta la storia della Liturgia, e attirare l'attenzione sulla vicendevole connessione tra la Liturgia e la spiritualità cristiana.

Così, per quanto è possibile, si premetta la presentazione dell'orazione giudaica, come si faceva soprattutto nella sinagoga, nelle case private e nella celebrazione pasquale al tempo di Cristo, in modo che risalti meglio sia la somiglianza sia la novità della preghiera cristiana. Si descriva poi l'assemblea liturgica dell'età apostolica. È desiderabile che venga aperto agli alunni l'accesso alle fonti liturgiche dei primi secoli (per es.: la Didachè, san Clemente Romano, san Giustino, sant'Ireneo, Tertulliano, Ippolito Romano, san Cipriano, la Didascalia e le Costituzioni apostoliche, la Peregrinazione di Egeria), ai testi scelti dalle anafore primitive e dalle catechesi dei Padri.

27. Poiché le liturgie delle diverse Chiese si sono a poco a poco sviluppate con leggi e testi scritti, sarà opportuno delineare le famiglie liturgiche dell'Oriente e dell'Occidente e illustrarne brevemente l'origine, la storia e le caratteristiche; ciò è di grandissima importanza in quelle regioni dove vivono molti fedeli appartenenti alle Chiese orientali.

Si consiglia anche di mettere bene in luce l'affinità tra i diversi riti; nell'esposizione poi delle singole azioni, particolarmente dei Sacramenti, si dia sempre spazio ai testi e ai riti delle diverse liturgie, per offrire una dottrina più ricca e per nutrire la devozione.

28. Si illustrerà l'opera promossa dal Concilio di Trento, allo scopo di correggere gli abusi entrati nella Liturgia e di promuovere l'unità liturgica. Si commentino i decreti di detto Concilio sulla Liturgia, e si mostri come, secondo le disposizioni e lo spirito del medesimo Concilio, i Romani Pontefici abbiano emendato i libri liturgici, e ne abbiano tanto curato la divulgazione da protrarne l'uso fino ai nostri tempi. Sarà inoltre opportuno esporre brevemente come nei secoli XVII-XIX, nonostante le difficoltà, la Liturgia abbia progredito soprattutto grazie all'erudizione storica: la devozione verso l'Eucaristia, la fedele osservanza dei riti, le iniziative pastorali prese in diverse regioni, perché i fedeli comprendessero la Liturgia e vi partecipassero, aprirono la via al rinnovamento che, iniziato da san Pio X nel nostro secolo, è stato poi più largamente promosso dal Concilio Vaticano II.

29. Per una comprensione più approfondita dell'odierna riforma liturgica, sarà molto utile per gli alunni un'attenta rassegna dei documenti con i quali essa è stata a poco a poco messa in atto.

 

 

Parte II

LA MESSA E IL CULTO EUCARISTICO

 

Art. I

NOZIONI GENERALI SULLA MESSA

30. Anzitutto si esporranno i testi del Nuovo Testamento sull'istituzione dell'Eucaristia e si confronteranno con i testi giudaici dell'orazione quotidiana e della cena pasquale e con altre testimonianze che prefigurano la celebrazione eucaristica.

31. Si descriverà brevemente la storia della Messa, in modo da far apparire i principali elementi comuni a tutte le liturgie della Messa, affinché meglio si avvertano nella celebrazione odierna e più facilmente vengano spiegati al popolo cristiano.

È poi desiderabile che, dove è possibile, si leggano dagli alunni i testi primitivi scelti dalle opere dei Padri o presi dalle più antiche liturgie, oggi raccolti in molte antologie.

Particolarmente in quelle regioni dove vivono i fedeli di riti orientali, è utile dare ai seminaristi nozioni sulla Messa di questi riti, soprattutto sotto l'aspetto spirituale.

32. Si illustrino i vari modi della celebrazione: Messa stazionale, Messa comune col popolo, Messa senza il popolo. Le parti del celebrante, dei concelebranti, dei ministri, della schola e dei fedeli vengano indicate secondo i Principi e norme per l'uso del Messale romano, pubblicati nel 1970.

33. Più diffusamente e in maniera speciale verrà illustrata la concelebrazione con la sua odierna disciplina secondo la tradizione orientale e latina.

34. In conformità dei medesimi Principi e norme, capp. 5-6, si esporranno le condizioni richieste per la celebrazione della Messa, non solo in forza della tradizione e della legge, ma anche in base all'esigenza dello spirito e della natura dell'uomo: la chiesa e l'altare con il suo ornamento, i vasi sacri, le vesti dei sacerdoti e dei ministri e altre cose del genere.

 

Art. II

NORME PER UNA RETTA ESPOSIZIONE DELLE PARTI E DEI RITI DELLA MESSA

35. Gli insegnanti mettano in risalto le due parti delle quali in un certo senso consta la Messa: la liturgia della Parola e quella eucaristica, così strettamente congiunte da formare un unico atto di culto(21).

36. L'insegnante esporrà diffusamente i singoli riti della Messa sottolineando l'importanza di ciascuno, così che vengano chiaramente messi in evidenza i vari riti d'ingresso; lo sviluppo delle letture nella liturgia della Parola fino al Vangelo, all'omelia e all'orazione dei fedeli; le parti dell'offertorio; la struttura teologica e formale della Preghiera eucaristica; i riti di preparazione alla Comunione e i riti finali.

Per quanto è possibile si illustrino i singoli riti tanto sotto l'aspetto storico quanto sotto l'aspetto comparativo con i riti delle altre liturgie.

37. Con questo metodo principalmente si definiranno e illustreranno le altre parti che costituiscono la prece eucaristica(22).

38. L'uso della Comunione sotto le due specie venga spiegato dal punto di vista storico, teologico e pastorale.

39. Secondo l'istruzione Eucharisticum mysterium, del 25 maggio 1967, si indichi in qual modo si devono istruire i fedeli, affinché la loro partecipazione alla Messa diventi più fruttuosa, e anche come l'Eucaristia sia il centro di tutta l'economia sacramentale.

40. Quando l'insegnante esporrà la liturgia della Parola, tratterà anche di quelle celebrazioni della Parola che sono raccomandate dalla Costituzione liturgica all'art. 35,4(23).

 

Art. III

IL CULTO EUCARISTICO FUORI DELLA MESSA

 41. Poiché il culto dell'Eucaristia fuori della Messa ha avuto grande sviluppo nel corso dei tempi, si dovrà aver cura che tale sviluppo venga spiegato tenendo conto del santo sacrificio della Messa e del pensiero della citata Istruzione del 25 maggio 1967, e si esponga la parte del Rituale romano promulgata il 21 giugno 1973, Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico.

Si parlerà dunque tanto della Comunione eucaristica fuori della Messa, quanto della custodia dell'Eucaristia, del suo fondamento teologico e pastorale, delle condizioni giuridiche che la regolano. Si tratterà poi delle devozioni eucaristiche e delle loro principali manifestazioni, quali sono le processioni, l'esposizione del Ss.mo Sacramento, i Congressi eucaristici, manifestazioni che sono raccomandate dai medesimi documenti, e regolate in modo da risultare in rapporto con la Messa e da orientare i fedeli verso la partecipazione al Sacrificio eucaristico e alla Comunione.

 

 

 

Parte III

GLI ALTRI SACRAMENTI E I SACRAMENTALI

 42. Il commento del rinnovato Pontificale e del Rituale si farà soprattutto sulla base dei testi stessi e sulle loro Premesse, così che ne sia messa in luce la dottrina; la storia dei riti sarà di aiuto perché questi siano meglio spiegati e compresi. Tutte le parti si concluderanno con un certo studio pastorale, affinché i candidati al sacerdozio si preparino a esercitare il loro futuro sacro ministero.

 

Art. I

L'INIZIAZIONE CRISTIANA

43. L'iniziazione cristiana — cioè il rito del catecumenato, i sacramenti del Battesimo e della Confermazione e la Prima Comunione — si deve esporre diligentemente, perché è il fondamento della catechesi ai fanciulli, e inoltre perché in molte parti della terra un grande numero di adulti si trova nella necessità di percorrere la medesima via della iniziazione cristiana.

44. È desiderabile dunque che si spieghi la storia della liturgia del Battesimo e del catecumenato liturgico, così che sia ben compreso e illustrato il rituale del Battesimo degli adulti che oggi si conferisce per gradi. Gli stessi riti battesimali vengano illustrati con la liturgia quaresimale, con i testi della Messa crismale, con i riti e i testi della Veglia pasquale e dell'ottava di Pasqua.

45. Gli alunni siano insistentemente invitati e guidati a leggere le catechesi battesimali dei Padri, che oggi si possono facilmente conoscere in edizioni in lingua sia originale sia nazionale.

46. Conviene che si spieghino brevemente le commemorazioni del Battesimo secondo l'uso antico o più recente e che, in questa occasione, venga impartita una diligente istruzione pastorale circa la loro importanza e circa i frutti che da queste celebrazioni si attendono per la vita spirituale delle parrocchie e dei fedeli.

47. Con gli stessi sussidi e con lo stesso metodo si spieghi il rito della Confermazione secondo la Costituzione apostolica Divinae consortium, emanata da Paolo VI il 15 agosto 1971, mettendo in luce contemporaneamente la forza propria di questo Sacramento e l'intimo suo nesso col Battesimo.

In modo particolare l'insegnante di Liturgia o di teologia pastorale esponga le iniziative pastorali necessarie per la preparazione e la celebrazione fruttuosa della Confermazione, illustrando contemporaneamente le disposizioni eventualmente emanate in questa materia dalla Conferenza episcopale o dall'Ordinario del luogo.

48. Conviene soffermarsi brevemente sull'Eucaristia, considerata come il coronamento dei sacramenti della iniziazione, e sull'ammissione dei fanciulli alla Prima Comunione.

 

Art. II

L'ORDINE E I DIVERSI MINISTERI

49. il rito e la disciplina del sacramento dell'Ordine e dei ministeri della Chiesa debbono essere presentati e illustrati tanto più diffusamente quanto più profondo è stato il loro rinnovamento, compiuto secondo le disposizioni del Concilio Vaticano Il. Si vedrà se questo argomento debba essere trattato nel corso delle lezioni liturgiche o, piuttosto, gradualmente quando gli alunni vengono ammessi ai singoli ministeri o agli Ordini.

Sarà tuttavia compito dell'insegnante di sacra Liturgia spiegare almeno i testi del nuovo Pontificale romano e illustrare, con la tradizione storica, la Costituzione apostolica Pontificalis romani (18 giugno 1968), i Motu proprio Sacrum diaconatus ordinem (18 giugno 1967), Ad pascendum e Ministeria quaedam (15 agosto 1972).

Per quanto è possibile, si illustrino brevemente le Ordinazioni nelle Chiese orientali, soprattutto in quelle regioni dove ci sono molti fedeli appartenenti ai riti orientali.

50. Si dovrà esporre bene l'Ordinazione episcopale, affinché appaia chiaramente che tutti gli Ordini e i ministeri si riferiscono al vescovo e che specialmente i presbiteri sono cooperatori del vescovo, partecipi del "secondo grado dell'ordine".

 

Art. III

IL MATRIMONIO E LA VERGINITÀ

51. Il rito delle nozze verrà presentato sotto l'aspetto storico; si 359 spiegheranno le sue varietà e le sue caratteristiche secondo la differenza dei luoghi; si dimostrerà come il rito si sia sempre adattato ai costumi religiosi e civili dei diversi popoli. Si commentino i testi e le letture che il nuovo Rituale offre in maggiore abbondanza.

Poiché, secondo la dottrina del Nuovo Testamento e dei Padri, il Matrimonio cristiano e la sacra verginità si richiamano a vicenda e vanno considerati congiuntamente, proprio alla liturgia del Matrimonio deve rapportarsi, come a suo modello specifico, la liturgia della Consacrazione delle vergini descritta nel nuovo Pontificale Romano.

 

Art. IV

LA LITURGIA DELLA CONSACRAZIONE RELIGIOSA

52. Il medesimo rito della Consacrazione delle vergini e il rito della Professione religiosa, brevemente commentati, metteranno in luce come la vita religiosa nella Chiesa costituisca uno stato particolare, come insegna il Concilio Vaticano II nella Costituzione Lumen gentium(24).

Art. V

LA LITURGIA PENITENZIALE

53. È desiderabile che si esponga agli alunni una breve e succinta storia della liturgia e disciplina penitenziale, perché vengano meglio compresi tanto il sacramento della Penitenza quanto gli altri atti penitenziali.

Con l'aiuto del nuovo Rituale romano e delle norme pastorali, emanate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 16 giugno 1972, si illustrino i riti del sacramento della Penitenza e le condizioni richieste per impartire l'assoluzione generale.

Si illustri inoltre il carattere penitenziale della liturgia quaresimale, l'importanza dell'atto penitenziale che si compie all'inizio della Messa, e si spieghino le norme per le celebrazioni penitenziali che si trovano nei citati documenti.

 

Art. VI

LA LITURGIA DEGLI INFERMI

54. Si commentino la Costituzione apostolica Sacram unctionem, emanata il 30 novembre 1972, e il Sacramento dell'Unzione e cura pastorale degli infermi del nuovo Rituale romano. La riforma, disposta dal Concilio Vaticano II(25), verrà opportunamente suffragata con la storia liturgica.

 

Art. VII

LA LITURGIA DELLA MORTE CRISTIANA

55. Il corso di Liturgia tratterà anche della liturgia dei moribondi e dei morti; anzitutto del santo Viatico, poi dei riti della raccomandazione dell'anima, quindi delle esequie. Si metteranno nella giusta luce tutti gli aspetti di questi riti, che esprimono il mistero pasquale. Si insegni agli alunni a scegliere i testi dalla grande ricchezza offerta nel nuovo Rituale, e siano istruiti circa la cura pastorale dei moribondi e l'importanza pastorale della celebrazione delle esequie.

 

Art. VIII

I SACRAMENTALI

56. Si parlerà delle processioni in generale e della loro importanza religiosa; si dimostri come i pellegrinaggi siano una certa forma particolare di processione, e se ne ponga in evidenza l'importanza pastorale.

57. Si spiegheranno, sia pure brevemente, dal punto di vista teologico e storico le benedizioni; si insisterà sul loro significato e sulla loro utilità per la santificazione della vita quotidiana; si inculcherà negli alunni il rispetto verso tutte le forme legittime con le quali il cristiano manifesta la fede nella sua vita; nello stesso tempo essi siano avvertiti circa le cautele da usarsi perché vengano evitati abusi e superstizioni.

 

 

Parte IV

LA SANTIFICAZIONE DEL TEMPO

 

58. Nell'esposizione della materia si inizierà dalla domenica, "perché essa è il fondamento e il nucleo di tutto l'anno liturgico"(26).

Art. I

LA DOMENICA

59. Si attribuisca la massima importanza alla domenica, la cui definizione e i cui elementi si dovranno illustrare secondo la Costituzione sulla sacra Liturgia(27). Con argomenti storici si dimostrerà che la domenica è la Pasqua settimanale, così strettamente legata agli inizi della chiesa, da trarre origine, secondo la tradizione apostolica, dallo stesso giorno della risurrezione del Cristo(28).

60. Si devono valutare le ragioni pastorali che portano alla vera santificazione di questo giorno, cui sono in realtà tenuti tutti i fedeli.

61. Le domeniche "del Tempo ordinario" offrono al popolo cristiano le ricchezze della parola di Dio; pertanto bisogna istruire intorno ad esse gli alunni, in modo che ne promuovano con fedeltà e diligenza la celebrazione secondo le leggi liturgiche.

 

Art. II

L'ANNO LITURGICO

62. Anche se durante l'anno gli alunni sono istruiti dai loro superiori e insegnanti su un'intelligente e fervorosa celebrazione dei tempi e delle feste correnti, è opportuno che nelle lezioni venga presentata in modo sistematico e ordinato una specie di sintesi dell'anno liturgico, alla luce della storia e secondo le indicazioni del Motu proprio Mysterii paschalis, emanato da Paolo VI il 14 febbraio 1969.

63. Si illustri prima di tutto la storia e il carattere spirituale della Pasqua e del ciclo pasquale: il tempo pasquale di cinquanta giorni, che termina nella solennità di Pentecoste; il Triduo pasquale; il tempo di preparazione o Quaresima; ma soprattutto gli alunni devono essere educati in modo da vivere sempre più intensamente nel loro animo il mistero pasquale e da prepararsi al loro futuro ministero pasquale.

64. Si esporrà quindi il ciclo delle feste di Natale e dell'Epifania con la loro storia e il loro significato spirituale.

65. Si illustreranno brevemente le nuove solennità del Signore introdotte nell'anno liturgico: la Trinità, il Corpus Domini, il Sacro Cuore, Cristo re, ecc.

66. Si illustri storicamente il culto della beata Vergine nella Chiesa e si studino le sue principali feste che ricorrono durante l'anno(29).

67. Per quanto riguarda i santi, dei quali è stata inserita la memoria nell'anno liturgico, si tenga presente la dottrina della Costituzione liturgica(30). Si descrivano brevemente l'origine e il progresso storico del culto dei martiri e degli altri santi, la devozione verso i loro sepolcri e le loro reliquie, l'importanza che ha nella vita cristiana il culto dei santi.

 

Art. III

LA SANTIFICAZIONE DELLE ORE DEL GIORNO E L'UFFICIO DIVINO

68. Per aiutare gli alunni a celebrare con devozione e con frutto l'Ufficio divino, è utile che l'insegnante di Liturgia presenti ad essi i Principi e norme premessi al libro della Liturgia delle Ore, promulgato da Paolo VI il 1° novembre 1970.

69. Si insisterà nella parte dottrinale di questi Principi e norme (cap. I) e prima di tutto si illustrerà l'ufficio di lode affidato da Cristo alla Chiesa, che si compie non solo con la celebrazione eucaristica, ma anche in altre forme e soprattutto con la recita dell'Ufficio divino(31).

70. Partendo dalla testimonianza degli Atti degli apostoli e dalla tradizione della Chiesa, si metterà in risalto la grandissima importanza delle ore dell'Ufficio per la santificazione del giorno e delle sue parti, e per soddisfare in modo adatto al divino precetto di pregare senza interruzione; la forza simbolica di ciascuna delle ore apparirà chiaramente dagli scritti dei primi autori spirituali e dalle orazioni dell'odierno libro della Liturgia delle Ore.

71. Si metta in risalto la particolare importanza spirituale e pastorale attribuita dal Concilio Vaticano II alle Lodi mattutine e ai Vespri, dallo stesso chiamati il duplice cardine di tutto l'Ufficio(32).

72. Si spieghi come la Chiesa abbia fatto propria questa preghiera quotidiana, così che veramente sia "la voce (...) della stessa Sposa che parla al suo Sposo, la preghiera anzi che Cristo, insieme con il suo Corpo mistico, eleva al Padre"(33).

73. Si incrementi in modo particolare la devozione degli alunni per i salmi, tanto con i commenti esegetici proposti dall'insegnante di sacra Scrittura, quanto con i titoli dei salmi e con le preghiere contenute nel libro della Liturgia delle Ore(34).

74. Alla luce dei decreti(35) del Concilio Vaticano II si spieghi sia l'indole comunitaria dell'Ufficio, alla cui recita sono invitati anche i fedeli, sia lo speciale mandato di cui sono investiti i sacerdoti e altre persone per celebrare questo mirabile cantico.

75. Sarà utile dare alcune informazioni circa le tradizioni delle diverse chiese sulla struttura e la celebrazione dell'Ufficio, e descrivere brevemente la storia dell'Ufficio romano con le riforme effettuate dal secolo XVI fino ad oggi.

 

 

 

NOTE

1. SC 16; cfr. OT 16.

2. Cfr. RF 79.

3. Cfr. SC 37-40.

4. RF 62.

5. SC 7.

6. Cfr. SC 6.

7. SC 61.

8. SC 5.

9. 1Cor 10,11.

10. Cfr. SC 6-7.

11. Cfr. SC 8.

12. Cfr. SC 7, 33.

13. Cfr. SC 5-7.

14. Cfr. SC 9-13.

15. Cfr. RH 20; GIOVANNI PAOLO II, Novo incipiente, a lutti i sacerdoti della Chiesa, in OR, 9-10 apr. 1979.

16. SC 33.

17. Cfr. SC 24.

18. SC 33.

19. Cfr. Paolo VI, Discorso al Consilium, 14 ott. 1968 (Insegnamenti di Paolo VI, vol VI, Tip. Pol. Vat. 1968, pp 534-539).

20. Cfr. SC 33.

21. Cfr. SC 56.

22. Cfr. PNMR 55; EP.

23. Cfr. IOE 37-39.

24. Cfr. LG IV.

25. Cfr. SC 73-75.

26. SC 106.

27. Cfr. SC 106.

28. Cfr. SC 106.

29. Cfr. SC 103.

30. Cfr. SC 104.

31. Cfr. SC 83.

32. Cfr. SC 89; PNLO 37-54.

33. SC 84; PNLO 15-16.

34. Cfr. PNLO 100-135.

35. Cfr. SC 84-100; PO 6 e 13; LG 41; PNLO 20-32.