CONCERTI NELLE CHIESE Lettera della Sacra Congregazione per il Culto Divino |
I. MUSICA NELLE CHIESE AL DI FUORI DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
1. L'interesse
per la musica è una delle manifestazioni della cultura
contemporanea. La facilità di poter ascoltare in casa le opere
classiche, attraverso la radio, i dischi, le cassette, la
televisione, non solo non ha fatto diminuire il piacere
dell'ascolto di concerti dal vivo, ma anzi lo ha aumentato.
Questo è un fenomeno positivo, perché la musica e il canto
contribuiscono a elevare lo spirito.
L'aumento quantitativo dei concerti ha portato recentemente, in
diversi paesi, all'utilizzazione frequente delle chiese per la
loro esecuzione. Diversi sono i motivi presentati: necessità di
ambienti, non trovando con facilità luoghi adeguati; ragioni
acustiche, per le quali le chiese generalmente danno buona
garanzia; ragioni estetiche, desiderando che il concerto venga
eseguito in un ambiente di bellezza; ragioni di convenienza, per
ridare alle composizioni eseguite il loro ambiente nativo;
ragioni anche semplicemente pratiche, soprattutto per i concerti
di organo: le chiese, infatti, nella loro generalità ne sono
dotate.
2.
Contemporaneamente a questo processo culturale si è verificata
una situazione nuova nella Chiesa.
Le "scholae cantorum" non hanno avuto molte volte
l'opportunità di eseguire il loro repertorio abituale di musica
sacra polifonica nel contesto della celebrazione liturgica.
A motivo di ciò, è stata presa l'iniziativa di eseguire questa
musica sacra, all'interno della chiesa, in forma di concerto. Lo
stesso è capitato con il canto gregoriano, che è entrato a far
parte dei programmi di concerti dentro e fuori della chiesa.
Un altro fatto importante è costituito dall'iniziativa dei
"concerti spirituali": tali perché la musica eseguita
in essi può considerarsi religiosa, per il tema che essa tratta,
per i testi che le melodie rivestono, per l'ambito in cui tali
esecuzioni avvengono.
Essi possono comportare, in alcuni casi, letture, preghiere,
silenzi. Per questa loro caratteristica possono essere assimilati
a un "pio esercizio".
3.
L'accoglienza progressiva dei concerti nelle chiese suscita nei
parroci e nei rettori alcuni interrogativi ai quali bisogna
rispondere. Se un'apertura generale delle chiese ad ogni sorta di
concerti provoca reazioni e biasimi da parte di tanti fedeli,
anche un rifiuto indiscriminato rischia di essere capito o
accolto male da parte degli organizzatori dei concerti, dai
musicisti e dai cantori.
Prima di tutto è importante riferirsi al significato stesso
delle chiese e della loro finalità. Per questo, la Congregazione
per il Culto Divino ritiene opportuno proporre alle Conferenze
Episcopali, e, secondo la loro competenza, alle Commissioni
nazionali di liturgia e di musica sacra, alcuni elementi di
riflessione e di interpretazione delle norme canoniche circa
l'uso nelle chiese dei diversi generi di musica: musica e canto
per la liturgia, musica di ispirazione religiosa, musica non
religiosa.
4. È
necessario rileggere nel contesto contemporaneo i documenti già
pubblicati, in particolare la Costituzione sulla Liturgia Sacroranctum
Concilium, l'Istruzione Musicam sacram, del 5 marzo
1967, l'Istruzione Liturgicae instaurationes, del 5
settembre 1970, ed anche tenere presente il Codice di Diritto
Canonico, ai cann. 1210,1213 e 1222.
Nella presente lettera si parlerà soprattutto delle esecuzioni
musicali al di fuori delle celebrazioni liturgiche.
La Congregazione per il Culto Divino desidera, in questo modo,
assistere i singoli Vescovi nel prendere decisioni pastorali
valide, tenendo conto della situazione socio-culturale
dell'ambiente.
II. ELEMENTI DI RIFLESSIONE
La natura e la finalità delle chiese
5. Secondo
la tradizione illustrata dal Rituale della Dedicazione della
chiesa e dell'altare, le chiese sono, anzitutto, luoghi dove si
raccoglie il popolo di Dio. Esso, "adunato nell'unità del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è la Chiesa, tempio di
Dio edificato con pietre vive, nel quale viene adorato il Padre
in spirito e verità. Giustamente fin dall'antichità il nome
"chiesa" è stato esteso all'edificio in cui la
comunità cristiana si riunisce per ascoltare la parola di Dio,
pregare insieme, ricevere i Sacramenti, celebrare l'eucaristia,
e adorarla in esso come sacramento permanente".
Le chiese pertanto non possono considerarsi come semplici luoghi
"pubblici", disponibili a riunioni di qualsiasi genere.
Sono luoghi sacri, cioè "messi a parte", in modo
permanente, per il culto a Dio, dalla dedicazione o dalla
benedizione.
Come edifici visibili, le chiese sono segni della Chiesa
pellegrina sulla terra; immagini che annunciano la Gerusalemme
celeste; luoghi in cui si attualizza fin da quaggiù il mistero
della comunione tra Dio e gli uomini. Negli abitati urbani o
rurali, la chiesa è ancora la casa di Dio, cioè il segno della
sua abitazione fra gli uomini. Essa rimane luogo sacro, anche
quando non vi è una celebrazione liturgica.
In una società di agitazione e di rumore, soprattutto nelle
grandi città, le chiese sono pure luoghi adeguati dove gli
uomini raggiungono, nel silenzio o nella preghiera, la pace dello
spirito o la luce della fede.
Ciò sarà possibile soltanto se le chiese conservano la loro
identità. Quando le chiese si utilizzano per altri fini diversi
dal proprio, si mette in pericolo la loro caratteristica di segno
del mistero cristiano, con danno più o meno grave alla pedagogia
della fede e alla sensibilità del popolo di Dio, come ricorda la
parola del Signore:
"La mia casa è casa di preghiera".
Importanza della musica sacra
6. Una
rilevanza positiva merita la musica sacra sia vocale che
strumentale. Come tale qui intendiamo "quella che, composta
per la celebrazione del culto divino, è dotata di santità e
bontà di forme". La Chiesa la considera come
"patrimonio di inestimabile valore, che eccelle tra le altre
espressioni dell'arte", le riconosce un "compito
ministeriale nel servizio divino"; raccomanda che "se
ne conservi e si incrementi con grande cura il patrimonio".
Quando l'esecuzione della musica sacra avviene durante una
celebrazione, dovrà attenersi al ritmo e alle modalità proprie
della stessa. Ciò obbliga, non poche volte, a limitare l'uso di
opere create in un tempo in cui la partecipazione attiva dei
fedeli non era proposta come fonte per l'autentico spirito
cristiano.
Codesto cambiamento nell'esecuzione delle opere musicali è
analogo a quello attuato per altre creazioni artistiche in campo
liturgico, per motivo di celebrazione: per esempio, i presbiteri
sono stati ristrutturati con la sede presidenziale, l'ambone,
l'altare "versus populum". Ciò non ha significato
disprezzo per il passato, ma è stato voluto per un fine più
importante, come è la partecipazione dell'assemblea.
L'eventuale limitazione che può avvenire nell'uso di codeste
opere musicali può essere supplita con la presentazione
integrale di esse, al di fuori delle celebrazioni, sotto la forma
di concerti di musica sacra.
L'organo
7. L'uso
dell'organo durante le celebrazioni liturgiche oggi si limita a
pochi interventi. Nel passato l'organo sostituiva la
partecipazione attiva dei fedeli e riempiva l'assistenza di chi
era "muto e inerte spettatore" della celebrazione.
L'organo può accompagnare e sostenere i canti sacri durante le
celebrazioni sia dell'assemblea che della schola. Ma il suono
dell'organo non si deve sovrapporre alle orazioni o ai canti
eseguiti dal sacerdote celebrante, e neppure alle letture
proclamate dal lettore o dal diacono.
Il silenzio dell'organo dovrà essere mantenuto, secondo la
tradizione, anche nei tempi penitenziali (quaresima e settimana
santa), durante l'Avvento, e nella Liturgia dei defunti. Il suono
dell'organo, in queste circostanze, è permesso solo per
accompagnare il canto. Sarà bene che l'organo sia usato anche
lungamente a preparare e a concludere le celebrazioni.
È sommamente importante che in tutte le chiese, ma specialmente
in quelle più insigni non manchino musicisti competenti e
strumenti musicali di qualità. Si abbia cura particolare per
organi di epoche passate, ma sempre pregevoli per le loro
caratteristiche.
III. DISPOSIZIONI PRATICHE
8. Il
regolamento per l'uso delle chiese è determinato dal can. 1210
del Codice di Diritto Canonico: "Nel luogo sacro sia ammesso
solo quanto serve per esercitare e promuovere il culto, la
religione, ed è vietato tutto ciò che non sia consono alla
santità del luogo. Tuttavia l'Ordinario può permettere, caso
per caso, altri usi, che però non siano contrari alla santità
del luogo".
Il principio che l'utilizzazione della chiesa non deve essere
contraria alla santità del luogo determina il criterio secondo
il quale si deve aprire la porta della chiesa a un concerto di
musica sacra o religiosa, e la si deve chiudere ad ogni altra
specie di musica. La più bella musica sinfonica, per esempio,
non è di per sé religiosa. Tale qualifica deve risultare
esplicitamente dalla destinazione originale dei pezzi musicali o
dei canti e dal loro contenuto. Non è legittimo programmare in
una chiesa l'esecuzione di una musica che non è di ispirazione
religiosa e che è stata composta per essere eseguita in contesti
profani precisi, sia essa classica, o contemporanea, di alto
livello o popolare: ciò non rispetterebbe il carattere sacro
della chiesa, e la stessa opera musicale eseguita in un contesto
non connaturale ad essa.
Spetta all'autorità ecclesiastica esercitare liberamente i suoi
poteri nei luoghi sacri, e dunque regolare l'utilizzazione delle
chiese salvaguardando il loro carattere sacro.
9. La musica sacra, cioè quella che è stata composta per la liturgia, ma che per motivi contingenti non può essere eseguita durante una celebrazione liturgica, e la musica religiosa, cioè quella che si ispira al testo della Sacra Scrittura o della Liturgia o che richiama a Dio, alla Vergine Maria, ai Santi, o alla Chiesa, possono avere il loro posto nella chiesa, ma fuori delle celebrazioni liturgiche il suono dell'organo e altre esecuzioni musicali, sia vocali che strumentali, possono "servire o favorire la pietà o la religione". Esse hanno una loro particolare utilità.
a) per
preparare alle principali feste liturgiche, o donare ad esse una
più grande fastosità, al di fuori delle celebrazioni;
b) per accentuare il carattere particolare dei diversi
tempi liturgici;
c) per creare nelle chiese un ambiente di bellezza e di
meditazione, che aiuti e favorisca, anche in coloro che sono
lontani dalla Chiesa, una disposizione a recepire i valori dello
spirito;
d) per creare un contesto che renda più facile ed
accessibile la proclamazione della parola di Dio: per esempio una
lettura continua dell'Evangelo;
e) per mantenere vivi i tesori della musica di chiesa che
non devono andare perduti: musiche e canti composti per la
Liturgia, ma che non possono del tutto o con facilità entrare
nelle celebrazioni liturgiche oggi; musiche spirituali, come
oratori, le cantate religiose che continuano ad essere veicoli di
comunicazione spirituale;
f) per aiutare i visitatori e i turisti a meglio
comprendere il carattere sacro della chiesa, per mezzo di
concerti d'organo previsti in determinate ore.
10.
Quando un concerto è proposto dagli organizzatori per essere
eseguito in una chiesa, spetta all'Ordinario accordare la
concessione "per modum actus". Ciò deve essere inteso
relativamente a concerti occasionali. Si esclude pertanto una
concessione cumulativa, per esempio, nel quadro di un festival, o
di un ciclo di concerti.
Quando l'Ordinario lo ritiene necessario, potrebbe, nelle
condizioni previste dal CIC, can. 1222 § 2, destinare una chiesa
che non serve più al culto, ad "auditorium" per
l'esecuzione della musica sacra o religiosa, ed anche per le
esecuzioni musicali profane, purché siano consone alla
sacralità del luogo.
In questo compito pastorale, l'Ordinario troverà aiuto e
consiglio nella Commissione Diocesana di Liturgia e di Musica
Sacra.
Perché la sacralità della chiesa sia salvaguardata ci si
attenga, in ordine all'autorizzazione dei concerti, alle seguenti
condizioni, che l'Ordinario del luogo potrà precisare:
a) Si dovrà fare domanda, in tempo utile, per iscritto
all'Ordinario del luogo con l'indicazione della data del
concerto, dell'orario, del programma contenente le opere e i nomi
degli autori.
b) Dopo aver ricevuto l'autorizzazione dell'Ordinario, i
parroci e i rettori delle chiese ne potranno accordare l'uso ai
cori e alle orchestre che avranno le condizioni sopra indicate.
c) L'entrata nella chiesa dovrà essere libera e gratuita.
d) Gli esecutori e gli uditori dovranno avere un
abbigliamento e un comportamento convenienti al carattere sacro
della chiesa.
e) I musicisti e cantori eviteranno di occupare il
presbiterio. Il massimo rispetto sarà dovuto all'altare, al
seggio del celebrante, all'ambone.
f) Il Ss.mo Sacramento sarà, per quanto è possibile,
conservato in una cappella annessa o in altro luogo sicuro e
decoroso.
g) Il concerto sarà presentato ed eventualmente
accompagnato da commenti che non siano solamente di ordine
artistico o storico, ma che favoriscano una migliore comprensione
e partecipazione interiore degli uditori.
h) L'organizzazione del concerto assicurerà per iscritto
la responsabilità civile, le spese, il riordinamento
nell'edificio, i danni eventuali.
11. Le
disposizioni pratiche che precedono vogliono essere di aiuto ai
Vescovi e ai rettori di chiese nello sforzo pastorale che loro
compete di mantenere in ogni momento il carattere proprio delle
chiese, destinate alle celebrazioni, alla preghiera e al
silenzio. Tali disposizioni non devono pertanto essere
considerate come una mancanza di interesse per l'arte musicale.
Il tesoro della musica sacra rimane una testimonianza del modo
con cui la fede cristiana può promuovere la cultura umana.
Mettendo in giusto valore la musica sacra o religiosa i musici
cristiani e i benemeriti membri delle "scholae
cantorum" debbono sentirsi incoraggiati a continuare questa
tradizione e a mantenerla viva al servizio della fede, secondo
l'invito indirizzato già dal Concilio Vaticano II, nel suo
messaggio agli artisti: "Non rifiutate di mettere il vostro
talento al servizio della verità divina. Il mondo nel quale noi
viviamo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione.
La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli
uomini. E questo grazie alle vostre mani".
Roma,
5 novembre 1987.
Paul Augustin card. Mayer, prefetto
Virgilio Noè, segretario