Gli animatori musicali

 

1. Introduzione
2. Definizione del ministero dell'animatore musicale
3. Diversità di animatori per una varietà di servizi
  3.1. Il presidente della celebrazione
  3.2. Il coro
  3.3. Il direttore del coro
  3.4. Il solista
  3.5. Gli strumentisti
  3.6. Il tecnico del suono
  3.7. La guida dell'assemblea
  3.8. L'animatore musicale generale
4. Conclusione

 

1. Introduzione

 

Da qualche tempo è diventato di uso comune parlare di animazione e di animatori di assemblea. Tale terminologia si può applicare a tutti coloro che svolgono un ruolo particolare nell'assemblea per l'assemblea: dal sacerdote al lettore, dal diacono al direttore del canto ecc.

Il concetto di animazione pone in risalto la funzione dinamica e vitale dei ministeri e servizi che si esplicano nella celebrazione. Non si tratta di compiere quasi meccanicamente questo o quel gesto previsto dal rituale, ma di dare anima all'assemblea perché ciascuno viva interiormente, nel modo più attivo e consapevole possibile, il rito che si compie esteriormente. Non si tratta di competenze personali da rivendicare e fare valere di fronte agli altri, ma di disponibilità e di impegno al servizio della comunità dei fedeli, a seconda delle circostanze, delle necessità e delle possibilità che di volta in volta si presentano (Cfr. SC 29; RLI 10). Sotto questa luce va vista e compresa anche la figura dell'animatore musicale.

 

2. Definizione del ministero dell'animatore liturgico

 

Procediamo in maniera sintetica richiamando i peculiari fondamenti ecclesiologici, liturgici e pastorali.

1. E' un ministero di fatto riconosciuto dall'autorità ecclesiastica.

2. L'animatore musicale svolge il suo ministero perché è la Chiesa a chiamarlo e a inviarlo a compiere tale ufficio. L'animatore musicale offre il suo operare non a titolo personale ma per mandato della Chiesa che lo invia a servire l'intera assemblea.

3. L'esercizio di ogni ministero - quindi anche dell'animatore musicale - ha come fonte primaria Dio stesso. E' lui che concede talenti e innumerevoli doni che servono non per essere contemplati con orgoglio e vanagloria, ma per porli a servizio degli altri. E' quindi giusto che l'animatore musicale risponda a questa vera e propria vocazione con generosità e amore.

 

3. Diversità di animatori per una varietà di servizi

 

Dalla definizione generica di animatore musicale passiamo a una concreta identificazione. Sorgono immediatamente alcune domande: è uno solo? sono molti? chi sono? cosa fanno? Una prima risposta, forse non sempre scontata, è che gli animatori musicali sono parecchi e di varie tipologie. Potremo dire che sono tanti quanti sono i servizi musicali che vengono esplicati nelle celebrazioni liturgiche.

Alla domanda "chi sono?" urge una risposta di importanza fondamentale: sono parte dell'assemblea. Questo vale non solo per l'animatore musicale ma per qualsiasi animatore liturgico! Nessuno può dimenticare la propria appartenenza all'intera assemblea, pena il mettersene irrimediabilmente fuori, diventandone un corpo estraneo e spesso di disturbo, facilmente soggetto a crisi di rigetto.

L'assemblea, essendo il principale soggetto celebrante (SC 26), deve essere considerata il termine ultimo dell'azione degli animatori musicali. Nelle celebrazioni interviene con parti proprie, non delegabili, se non eccezionalmente. Per meglio realizzare e armonizzare il canto dell'intera assemblea è importante l'ufficio di alcuni ministri specializzati quali sono gli animatori musicali.

 

3.1. Il presidente della celebrazione
Anche il presidente della celebrazione fa parte dell'assemblea anche se in maniera speciale. Egli ha il compito di far sentire ai fedeli la presenza di Cristo. E' un servizio delicato e difficile, anche dal lato musicale. Chi presiede deve aver presente molto bene tutto li progetto rituale: gesti, parole, silenzi, canti, possibilità di interventi particolari, giusti spazi di creatività ecc. Da ciò derivano alcune conseguenze.

1. Deve essere in assoluta sintonia con l'animatore generale (di cui parleremo più avanti). Questa è la prima e fondamentale condizione per uno svolgimento sicuramente sereno di una celebrazione.

2. Chi presiede dovrebbe saper cantare le parti rituali più significative, almeno le più brevi realizzate con melodie semplici.

3. Nel caso di una vera impossibilità al canto, ci si abitui a dare una diversa intonazione alla parola declamata a seconda dei contesti rituali e dei generi letterari.

 

3.2. Il coro
La trattazione sul coro che presentiamo procederà in maniera molto sintetica e schematica, cercando di porre in evidenza solo ciò che è essenziale e più importante.

Cerchiamo innanzittutto di fornire una definizione di coro liturgico. Per coro liturgico intendiamo qualunque gruppo di cantori costituito per iniziare, educare, guidare un'assemblea che celebra in canto e per raggiungere quelle note di solennità e di bellezza che aiutano il fedele a vivere il clima della festa (definizione di Paolo Iotti).
A partire da questa definizione possiamo proporre un'analisi più ampia e dettagliata.

1. Il coro è l'attore liturgico specializzato nel canto di gruppo; esso corrisponde al gruppo base animatore del canto rituale.

2. Un coro può essere di varia struttura:

a) A UNA VOCE:

- UNICA
solo voci bianche, solo femminili, solo maschili
- MISTA
voci bianche+ maschili, femminili+maschili

b) A 2, 3, 4 O PIÙ VOCI:

- PARI
solo voci bianche, solo femminili, solo maschili
- MISTE o DISPARI
voci bianche+maschili, femminili+maschili

3. Il coro deve avere chiara cognizione del suo ruolo, ossia:

a. Introdurre, sostenere, alternare e animare il canto di tutta l'assemblea

b. Arricchire alcuni canti con forme polifoniche (ad esempio all'inizio e alla comunione)

c. Sovrapporsi a più voci mentre l'assemblea canta all'unisono ( ad esempio l'Alleluia e il Santo)

d. Sostituire l'assemblea quando essa non sia in grado di rendere bene un determinato rito (ad esempio l'inno Gloria a Dio). In questo caso l'assemblea partecipa con l'ascolto. E' importante non assolutizzare e non prediligere questa funzione del coro che potrebbe andare a discapito dell'assemblea celebrante e della stessa liturgia.

4. Il coro può intervenire in maniera appropriata nei momenti in cui l'assemblea è in movimento, ad esempio durante la distribuzione dell'Eucaristia: l'assemblea in movimento canta meno volentieri. L'intervento del coro può anche creare un momento di meditazione, ad esempio dopo la proclamazione del Vangelo o dopo la comunione.

5. Il coro deve prendere coscienza della sua importanza liturgica come:

a. Stimolo e aiuto ritmico-melodico per tutta l'assemblea, affinché la Parola che si fa canto possa risuonare nella sua esattezza e nella sua bellezza, esprimendo nel miglior modo la verità che essa contiene

b. Mezzo indispensabile per realizzare una forma di differenza-contrasto (pochi-tutti) che esprima l'immagine vera della Chiesa che è articolata, non statica né uniforme

c. Opportunità determinante per creare varietà, qualità, vivacità di forme musicali-rituali in conformità con l'articolazione rituale di tutta la celebrazione.

6. Il coro non deve essere mai elemento estraneo, di contorno, di lusso e meno ancora deve appropriarsi tutti i canti della celebrazione.

7. Per compiere bene un tale servizio sarà pure indispensabile trovare il luogo più idoneo all'interno dell'aula della chiesa. Non è cosa da sottovalutare, e... non solo per "motivi acustici" (Cfr. IOE 97; PNMR 274; MS 23).

 

3.3. Il direttore del coro
Definita in questo modo la natura del coro liturgico ne deriva che la figura del direttore deve avere delle caratteristiche ben precise come ben preciso e assai delicato è il servizio che gli viene richiesto. Alcune di queste caratteristiche consistono in una serie di doti personali imprescindibili, altre devono essere acquisite attraverso un'accurata formazione che deve tendere a far sorgere nel direttore del coro competenze

· musicali,
· liturgiche,
· psicologiche e pedagogiche.

Non meno imprescindibili sono le qualità umane che un direttore di un coro liturgico deve possedere: deve essere un amico, un fratello; elemento unificante dei vari coristi, capace di conciliare eventuali contrasti; pieno di pazienza, sereno, sempre gioviale e imparziale con tutti.

Nello stesso tempo gli si richiede senso di disciplina, unitamente ad una capacità carismatica di imporsi senza far pesare l'autorità.

 

3.4. Il solista
Per solista non si intende colui che canta con atteggiamento esibizionistico, ma un buon porgitore della parola di Dio attraverso il canto.

1. Dovrà essere principalmente un buon salmista. Curerà, quindi, più la capacità cantillatoria che melodica, affinché sappia dare più spazio alla Parola che alla musica.

2. Dovrà prendere esatta coscienza di essere un chiaro trasmettitore di un testo, piuttosto che una bella voce.

3. Dovrà conoscere alcune tecniche, perché è chiaro che nessuno può improvvisarsi solista. Perciò sarà bene che frequenti qualche corso specializzato e sappia esercitarsi personalmente.

4. Le sue funzioni saranno:

· cantare da solo
· alternarsi con il coro e con l'assemblea
· animare e aiutare, se necessario, l'assemblea.

 

3.5. Gli strumentisti
Gli strumentisti sono attori liturgici specializzati nel suono strumentale.

1. Anzitutto devono saper accompagnare, ossia essere di sostegno al canto; non primeggiare ma piuttosto "essere accanto a".

2. Devono convincersi che per accompagnare un canto rituale è necessario dosare bene il volume e la timbrica a seconda del significato del canto o del rito stesso.

3. Massima importanza si deve a dare a pre-, inter- e post-ludi, che devono costituire la giusta cornice del quadro "canto". Improvvisare sul canto sarebbe la soluzione migliore, nel caso di un solo strumentista accompagnatore, ma dovrebbe farlo soltanto chi è veramente esperto dal lato liturgico-musicale.

4. In alcuni momenti rituali funzionerà benissimo una musica strumentale senza canto. Ci si dovrà però organizzare, sia per quanto riguarda i vari momenti rituali, sia per la durata, la tipologia degli strumenti da usare, la qualità del suono.

 

3.6. Il tecnico del suono
1. Di grande importanza è il ruolo del tecnico del suono, anch'egli vero e proprio animatore liturgico.

2. Oltre la preparazione tecnica riguardante gli strumenti di amplificazione e diffusione, dovrà curare la formazione liturgica.

3. Dovrà rendersi conto delle qualità acustiche della chiesa in cui opera.

4. Dovrà essere attento a una giusta distribuzione di toni e volumi, specialmente quando si diffondono - attraverso un impianto di amplificazione - strumenti, coro, solisti.

5. Dovrà essere in sintonia con l'animatore generale e stare alle sue indicazioni.

 

3.7. La guida dell'assemblea
Il servizio che deve essere svolto dall'animatore dell'assemblea è forse il più delicato fra i tanti ministeri liturgici che si esplicano all'interno di una celebrazione.

Non si tratta di un esperto direttore di coro o di un solista dalla voce estasiante. Le doti naturali di una buona voce e la necessaria competenza tecnica possono facilitare chi è chiamato a guidare l'assemblea ma ciò spesso non è sufficiente, anzi, se assolutizzate, possono indurre a forme narcisistiche, esibizionistiche che non permetteranno di essere vere guide del canto dell'assemblea. Procediamo, come sempre, in maniera sintetica e schematica.

1. E' di enorme importanza che la guida dell'assemblea conosca le tecniche di animazione di massa e che abbia una sensibilità psicologica che gli permetta di comprendere lo stato d'animo, le reazioni, le capacità e le esigenze dell'assemblea cui si rivolge.

2. Non basta che conosca solo le tecniche di animazione di massa, ma che sia esperto anche e specialmente nelle tecniche musicali dell'animazione di massa che si esplicano attraverso la gestualità, la lettura musicale, il colpo d'occhio.

3. Inoltre è bene che sappia compiere una scelta dei canti che faciliti l'intervento dell'assemblea: non tutti i canti sono adatti, né sono stati composti per l'intervento dell'assemblea; mentre alcuni sono stati creati e sperimentati proprio per un intervento facile, spontaneo e immediato dell'assemblea.

4. Perché questo animatore compia un servizio efficace dovrà escogitare sempre qualcosa di nuovo e interessante per coinvolgere l'assemblea. E' quindi necessario che la guida dell'assemblea lavori sempre in stretto accordo con gli altri animatori liturgici.

5. Dovrà vagliare opportunamente le modalità per l'insegnamento dei canti all'assemblea.

6. Durante le celebrazioni il suo intervento deve essere deciso ma non invadente né autoritario. La frequenza degli interventi attraverso le parole e i gesti dipenderà dalle esigenze dell'assemblea e non da smania di protagonismo che spesso può caratterizzare azione di una guida più attenta a sé stessa che all'assemblea. Ciò che è importante non è muovere le braccia, cantare al microfono o dire parole frequentemente inutili, ma coinvolgere l'assemblea e aiutarla ad intervenire nei momenti propri.

 

3.8. L'animatore musicale generale
Anche l'animatore musicale generale ricopre un ruolo molto importante per la realizzazione di una intelligente animazione musicale. Il suo è un ruolo di coordinamento e di supervisione. Può assolvere a questo servizio o il direttore del coro o la guida dell'assemblea. Spesso capita che un'unica persona ricopra i tre ruoli contemporaneamente: guida dell'assemblea, direttore del coro e animatore generale, non è cosa facile ma non potendo avere la possibilità di numerosi e qualificati animatori si può tentare di accumulare le funzioni.

Elenchiamo le caratteristiche e i compiti di questo animatore.

1. L'animatore generale deve sapere coordinare il servizio dei vari animatori musicali: più sono gli animatori e più è necessaria la presenza di un coordinatore.

2. Gli si richiedono solide competenze sia in campo musicale che in campo liturgico.

3. Dovrà prendersi la responsabilità della programmazione del canto e della musica per le liturgie non solo con gli altri animatori musicali ma con tutti i responsabili della celebrazione e in particolare con il presidente e il cerimoniere.

4. E' il primo responsabile della scelta dei canti. E' importante che conosca bene i criteri per una buona scelta dei canti: ogni scelta và motivata e fatta comprendere sia agli altri animatori musicali, sia all'intera assemblea.

5. L'animatore generale deve anche distribuire le parti ai vari "interpreti": solisti, coro assemblea, strumenti. Si preoccuperà quindi di verificare la preparazione dei singoli animatori musicali.

6. E' necessario che richieda agli strumentisti intelligenza di interventi, specialmente a sostegno del canto dell'assemblea.

7. Dovrà coordinare gli interventi dei vari attori della celebrazione: soli-coro-tutti (fra i "soli" ci sono anche il presidente della celebrazione, i concelebranti, il salmista, i lettori, i solisti), gli strumentisti che accompagnano il canto o eseguono musica di sottofondo o meditativa, gli interventi parlati.

8. E' importante verificare (anche con l'eventuale tecnico del suono) il funzionamento e la regolazione dell'impianto di sonorizzazione (amplificatori, microfoni, radiomicrofoni, altoparlanti). Dove esiste la radio parrocchiale, è importante verificarne gli strumenti di trasmissione.

9. L'animatore generale curerà anche la verifica della celebrazione attraverso valutazioni immediate - ossia subito dopo la celebrazione - e successive. solo la programmazione e la verifica costanti possono assicurare un vero ed efficace servizio di animazione musicale.

 

4. Conclusione

 

Abbiamo iniziato parlando dell'assemblea, chiudiamo il cerchio con una brevissima conclusione che prende ancora lo spunto dall'assemblea liturgica.

Il servizio di tutti gli animatori musicali che abbiamo presentato sarà veramente tale se avrà come termine ultimo l'assemblea, affinchè questa possa lodare bene, acclamare bene, ringraziare bene, ascoltare bene, tacere bene, perchè possa, in poche parole, celebrare bene il mistero della propria salvezza.